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Carlo Nesti: "Fra un anno, 29 maggio Giornata della Memoria"

Carlo Nesti: "Fra un anno, 29 maggio Giornata della Memoria"TUTTO mercato WEB
Carlo Nesti
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Carlo Nesti
Oggi alle 10:36La scheda di Carlo Nesti

30-5-2026
Carlo Nesti: "Fra un anno, 29 maggio Giornata della Memoria"

È stata una grande volata, e, per un niente, la Giornata della Memoria dei Caduti dell' Heysel non è diventata, definitivamente, Legge dello Stato. Manca solo la pubblicazione sul Gazzettino Ufficiale, e l'iniziativa dell'onorevole Fabrizio Comba (Fratelli d'Italia) diventerà realtà. Nel mio libro autobiografico "La vita è rotonda", ho ricordato così quel tragico giorno: l'Hiroshima del calcio.

Per tanto tempo, almeno fino ai 30 anni, riesco a conservare una purezza d’animo, che rende il lavoro leggero come una piuma, e quindi svolto senza fatica. Riesco a rigirare fra le mani il pallone, e, in generale, il mondo del calcio, come un giocattolo. Anzi: come “il Giocattolo”, con la “G” maiuscola, una affascinante e spassosa appendice dell’infanzia.

Dentro un recinto ideale, colloco figurine, prati, porte, tacchetti, stadi, spogliatoi, penne, taccuini, rotative, microfoni, telefoni e transistor. Metto insieme le campane della domenica, le code ai botteghini, le attese sulle gradinate, e i fischi di inizio contemporanei. Tutte le partite, rigorosamente, alla stessa ora del pomeriggio.

Guai a modificare l’equilibrio! Un romanzo popolare, che suggerisce il quesito: ma come saranno riusciti, nei secoli scorsi, a fare a meno del calcio? E una domanda, tuttavia, carica tanto di romanticismo, quanto di superficialità, perché più il calcio conquista le folle, e più si cala nella società, con i suoi chiaroscuri.

Il 29 maggio 1985, a Bruxelles, sono inviato della Rai per il TG1 e per la radio, in occasione della finale di Coppa dei Campioni Juventus-Liverpool. La mia terza finale bianconera, da giornalista, dopo l’Amburgo nel 1983, e il Porto nel 1984. Parto con il solito, squisito compagno di viaggio: Beppe Barletti, inviato da Torino per il TG2.

La Grand Place di Bruxelles si svuota nell'ora di pranzo, e propone un colpo d'occhio indimenticabile: migliaia di lattine vuote di birra hanno lastricato interamente il pavimento stradale. E' il segno mattutino lasciato, dagli hooligans: un’orda barbarica di ultras inglesi, che saccheggia i bar, nelle prove generali per lo “spettacolo” della sera.

Nel pomeriggio, quando noi giornalisti saliamo sul pullman, che ci porta al decrepito Stadio Heysel, un’altra scena spiega il loro stato di eccitazione, ubriachi e drogati. Salgono sulle collinette che circondano l'impianto, e, al nostro passaggio, abbassano i pantaloni, mostrano i genitali, e orinano disinvoltamente, con un volgare gesto di sfida.

La polizia belga continua a tenere lo stesso contegno del giorno prima: agli inglesi è concesso tutto, mentre gli italiani vengono perquisiti, minacciati e derisi. I connazionali sembrano tornati quelli “usati”, negli anni 50, nelle miniere del Belgio, cittadini del mondo di Serie C, braccia straniere da lavori forzati, fino all'olocausto di Marcinelles.

Il servizio d'ordine, vergognoso responsabile aggiunto della tragedia, ha 2 obbiettivi: proteggere i belgi, e chiudere un occhio, in caso di scontri fra inglesi e italiani. In sostanza, gli ultras si eliminino a vicenda, ed è questo equivoco, che rende colpevolmente inesistente l'intervento della polizia in curva Z, sulla sinistra della tribuna.

Sì, la curva Z: l’ultima curva, la curva della morte. Lì non ci sono ultras inglesi e ultras italiani, bensì feroci hooligans, già ben noti alle polizie di tutta Europa, al fianco di gente comune, venuta dall’Italia: padri, madri, figli, famiglie indifese, e desiderose solo di assistere a una partita di calcio. In mezzo, a dividerli, un ridicolo cordone di pochi poliziotti.

Io sono con Enrico Ameri, per raccontare, via radio, la partita. Noto che la curva finisce in un punto, in cui non è possibile, dalla nostra postazione, scorgere se esistono uscite di sicurezza. Due ore prima dell’incontro, cominciano le cariche degli inglesi contro gli italiani, che indietreggiano, terrorizzati, sparendo in una zona d’ombra.

Non lo posso ancora sapere, ma quella macabra zona d’ombra è lo spartiacque fra la vita e la morte, e anche fra il mio passato e il mio futuro, fra il calcio-fiaba e il calcio-strazio. La compressione dei tifosi verso l'esterno, con conseguente decesso di 39 persone calpestate e soffocate, determina la carneficina: è l'omicidio di massa impunito di Caino contro Abele.

I tifosi sfuggiti al massacro, infatti, si riversano sul terreno di gioco, picchiati dalla polizia belga, come invasori di campo. Chi può scavalca le barriere, per mettersi in salvo, ed entra in tribuna-stampa. Senza ancora i cellulari, e con poche cabine telefoniche a disposizione, allungo il microfono a chi vuol far sapere a casa di essere vivo.

Arrivano, presso di me, come i soldati feriti di una guerra improvvisa, inimmaginabile, bestiale. Hanno facce stravolte, braccia insanguinate, camicie strappate. Chi ha avuto la fortuna di rompere il muretto è volato di sotto, si è fratturato in più parti, ma si è salvato. Chi non ci è riuscito, è rimasto schiacciato, e non è più riuscito a respirare.

Gaetano Scirea e Phil Neal, i 2 capitani, salgono nella cabina dello speaker, per tranquillizzare i tifosi. Dicono che giocheranno lo stesso. Giocheranno per loro. Che effetto, mentre scrivo, pensare che anche Gaetano, poco più di 4 anni dopo, non ci sarà più, lasciandoci in un modo, se possibile, ancora peggiore, fra le fiamme della benzina!

Quando rievoco quella finale, penso che si doveva disputare per evitare altri scontri e altri morti, ma che non doveva assegnare nulla, con immediata restituzione del trofeo all’Uefa. E penso ad una sorta di Hiroshima del pallone: la “bomba atomica” del teppismo calcistico, che esplode, e dopo la quale, inevitabilmente, nulla sarà più come prima.

25-5-2026
Carlo Nesti: "Toro fa derby, Juve che spreca"

La mia scheda di Toro-Juve, al di sopra delle parti, in 2 paragrafi.

Cominciamo dal Toro. Ha fatto un certo effetto vedere Adams correre sotto la Curva Maratona, per festeggiare un gol come nei vecchi derby. Fino al sessantesimo, era fallito il piano tattico di D'Aversa, e cioè aspettare la Juve, e colpire di rimessa. Almeno 7 le occasioni concesse agli avversari, con una ventina di minuti di crisi di Coco, nei riguardi di Boga. Troppo fragile il centrocampo, composto da Ilkan e Gineitis, e almeno vigorosa la spinta, da parte di Pedersen e di Obrador. Poi, quando tutto sembrava perduto, il Toro si è rammentato di giocare un derby, esprimendo la massima ferocia. Determinanti le qualità, come saltatore, di Casadei, e sulle fasce di Nkunku e Njie, in grado di mettere in imbarazzo gli avversari.

Passiamo alla Juve. Serata surreale per un tifoso ferito gravemente; per la rimonta da 2-0 a 2-2 del Toro; e per la squalificazione... ho detto proprio "squalificazione" in Europa League. La constatazione più amara è stata, anche ieri sera, pensare a cosa sarebbe stato, e cosa sarebbe cambiato, con Vlahovic in campo. Vlahovic, invece, infortunato per troppo tempo, e autore, ieri sera, di una doppietta. Per un'ora, il dominio bianconero è stato netto, anche se non spettacolare. La squadra, evidentemente, si è addormentata sugli allori. I cambi di Vlahovic, di Conseicao e Thuram sono parsi, francamente, discutibili, e, nel finale, la grinta granata è stata superiore. La Juve, fino a poche settimane fa, sembrava avere spiccato il volo, ma non si può pareggiare con il Verona, e perdere contro la Fiorentina: errori imperdonabili. E adesso, senza i 60-70 milioni della Champions League, si può anche discutere Monsieur Comolli.

18-5-2026
Carlo Nesti: "Fiorentina di testa, Juve fuori di testa"

La scheda di Juve-Fiorentina, dal punto di vista bianconero, in quattro parti.

1 - Mezzogiorno di fuoco: le fiamme bruciano la qualificazione alla Champions League, e come minimo 60-70 milioni. La Fiorentina è libera di testa. La Juve è fuori di testa, schiacciata, evidentemente, sul piano psicologico, dalla posta in palio. Nel primo tempo, i viola giocano meglio. Nel secondo tempo, si gioca ad una porta sola, quella di De Gea, con 18 tiri della Juve, e 180 passaggi nella metà campo avversaria, ma non basta.

2 - La difesa. Di Gregorio, da quando sa di essere ceduto, non è più lui. Aveva già commesso degli errori, durante la stagione. Ne commette uno grave anche oggi, e cioè quel gol di Ndour sul suo palo. Cambiaso, senza i ripiegamenti di Yildiz davanti a lui, si trova 1 contro 2, perché, su quella fascia, imperversano Dodò e Parisi. Quest'ultimo è martellante, fino a quando non si infortuna.

3 - Il centrocampo. Ennesimo tentativo a vuoto di dimostrare che Koopmeiners è un mediano da Juve. Non lo è. Così, quando la squadra perde palla, e rimane solo la sentinella Locatelli, si aprono le praterie. McKennie è un giocatore che ha vissuto un periodo di grande forma. Ma non gli si può chiedere di essere sempre un fenomeno, perché, comunque, è un giocatore, che ha dei limiti.

4 - L'attacco. Conceicao migliore in campo, imprevedibile e imprendibile. Secondo me, non merita di essere sostituito al sessantanovesimo, perché ha ancora energie. Vlahovic, cancellato da Pongracic, e incapace di trovare spazi, così come conclusioni. Yildiz, da molto tempo, impiegato in condizioni precarie. Ma perché? Perché non c'è nessuno migliore di lui alle sue spalle.

10-5-2026
Carlo Nesti: "L'importanza di Vlahovic, unico uomo--gol"

La mia scheda di Lecce-Juve, dal punto di vista bianconero, in 4 parti.

1 - Dimostrare responsabilità, e reggere la pressione, erano fondamentali in una partita di questo genere. Segnare poi, oltretutto, dopo 12 secondi, ha liberato la Juve da un fardello di ansia e di tensione. Ora la Juve, e non è poco, ha 4 punti in più rispetto alla quinta.

2 - La partita ha messo a nudo un grande rimpianto. Cosa sarebbe stato il campionato bianconero con Vlahovic? É mancato, infatti, proprio quando la formazione stava cambiando pelle, diventando più offensiva. E quindi annullava il difetto, direi storico, perché riguarda sia quest'anno che l'anno scorso, di non servire adeguatamente il centravanti. Qui non parliamo, per decoro, di David e di Openda.

3 - Spalletti, negli spogliatoi, ha confermato la sua obiettività, e anche la sua severità di giudizio. Ha detto che la Juve è stata prima dominante, e poi superficiale. Ha aggiunto che mancano fasce cattive, come quella di Vlahovic, e non è la prima volta che l'allenatore parla di infantilismo della squadra.

4 - É la quarta volta, in cui la porta della squadra rimane inviolata in trasferta. A Spalletti piace, essere definito non giochista, ma equilibrista, e in effetti ieri la Juve è stata un po' più coperta, con Locatelli interditore, con Koopmaners finalmente convincente, e con McKenny pronto ad arretrare dalla posizione di trequartista centrale a quella di centrocampista aggiunto.

In conclusione, l'equilibrio è la chiave di qualsiasi squadra, e purtroppo è stata sicuramente una carenza della rosa della Juve, in questa stagione, perché oltre a Locatelli e Thuram, per molto tempo, non si è vista un'alternativa. Adesso la carte in più può essere, seppur a fine stagione, Koopemainers, "miracolato".

4-5-2026
Carlo Nesti: "La solita Juve generosa ma sprecona"

La mia scheda di Juve-Verona, dal punto di vista bianconero, in quattro parti.

1 - Giusto recriminare sulla grande occasione persa. Ma quante volte abbiamo visto questa stessa Juve di Spalletti? Intendo dire una squadra offensiva, spettacolare, ma in grado di raccogliere l'1% di ciò che ha seminato. 76% di possesso palla, 29 tiri, 7 nello specchio della porta, e 2 pali. Il malocchio.

2 - Inevitabile che il gol, non alla portata di David, sia arrivato da parte dell'unico numero nove, ho detto nove, non nueve, della rosa, e cioè il rientrante Vlahović, dopo 180 giorni. Io, però, avrei visto bene, all'inizio del secondo tempo, a destra Conceicao, al centro Yildiz al dietro a Vlahović, e a sinistra Boga. Poi, durante il secondo tempo, lo sfortunato Zhegrova.

3 - L'Oscar della fantasia delle ultime settimane spetta a Conceicao, che si è acceso proprio quando necessitava, e cioè nel momento in cui doveva rifiatare Yildiz. Incontenibile anche questa volta per gli avversari, grazie a tutto il repertorio che ha saputo sfoggiare: dribbling, cross e tiro. Gli manca soltanto il gol.

4 - La rete del tenacissimo e generosissimo Verona è arrivata in circostanze rocambolesche. Locatelli cade in area, ed è, di per sé, un episodio dubbio, ma l'arbitro lo ammonisce per simulazione. Capovolgimento di fronte, e maledetta costruzione bassa. Passaggio sbagliato di Bremer (Spalletti: "Bremer e Kelly concedono qualcosa"), e palla prendibile, onestamente, per Di Gregorio.

Per quello che ho visto, nonostante le tante occasioni mancate, a me pare una Juve in condizioni fisiche buone, in rapporto al finale di campionato. Anche se è chiaro, che una vittoria avrebbe cambiato di parecchio la situazione. Quindi, con un Vlahović in più (fondamentale il suo rientro), resto, in ogni caso,

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