Andres Iniesta, il genio che ha deciso il Mondiale 2010. L'alter ego di Xavi e Busquets
Oggi Andrés Iniesta compie 39 anni. Lo fa ancora da calciatore, del Vissel Kobe, anche se in estate probabilmente qualcosa cambierà. Anzi, dopo cinque stagioni di Giappone, il centrocampista spagnolo lascerà per, probabilmente, dedicarsi qualcosa di diverso. Uno dei migliori prodotti della Masia di sempre, calciatore atipico in un mondo di giganti, ha una qualità unica nel palleggio e nei passaggio. Quasi impossibile portargli via il pallone, un illusionista che fa vedere che la sfera c'è ed esiste, ma non è raggiungibile. Sicuramente l'apogeo della sua carriera è arrivata nell'estate del 2010, in Sudafrica, quando nei tempi supplementari ha deciso la finale Mondiale contro l'Olanda con un diagonale su cui Stekelenburg non poteva fare granché. In quell'anno è arrivato secondo al Pallone d'Oro, ma c'è più di un qualcuno che lo avrebbe voluto vedere come vincitore: in quell'anno, però, ha saltato la semifinale contro l'Inter.
Nove Liga, sette Supercoppa di Spagna, sei Coppa di Spagna, 1 Coppa dell'Imperatore, 1 Supercoppa giapponese, 4 Champions League, 3 Supercoppa UEFA, 3 Coppa del Mondo per Club, due Europei, un Mondiale. Un totale mostruoso di 37 trofei, vincendo davvero tutto - tranne magari l'Europa League - quello che ha potuto giocare. 861 presenze e 88 gol, mica pochi per chi era abituato più a fare assist e creare geometrie che non andare nell'area di rigore avversaria per cercare di segnare.
Leader silenzioso, praticamente mai chiacchierato fuori, la sua parabola parte dall'Albacete prima di essere notato dagli emissari del Barcellona. Ventidue anni fra Masia, Barça B e prima squadra, senza mai cambiare. L'alter ego di Xabi e di Busquets, con caratteristiche diverse ma la stessa capacità tecnica per diventare una colonna anche della nazionale spagnola. "Chissà cosa avrebbe fatto Messi senza Iniesta", dicono i maligni. Forse avrebbe vinto tantissimo ugualmente, ma senza un certo tipo di stile.











