Azzalin racconta il Qatar: “Vogliono creare una Legacy. Afif? Potrebbe giocare in Serie A”
Quattro anni fa il Qatar fece la sua prima storica apparizione ai Mondiali, grazie alla qualificazione automatica da Paese ospitante. Oggi, invece, la nazionale qatariota arriva in Nord America avendo conquistato il pass sul campo, forte di una crescita evidente e di due recenti vittorie consecutive nelle Coppe d’Asia. Per parlarne abbiamo intervistato Andrea Azzalin, storico collaboratore di Claudio Ranieri con cui ha anche vinto la Premier League con il Leicester e oggi all’Al-Rayyan. Queste le sue considerazioni in esclusiva ai microfoni di TuttoMercatoWeb.
Come si prepara il Qatar a questo primo Mondiale conquistato sul campo?
“È un evento che viene vissuto con grande passione da tutto il paese, anche perché qui la Nazionale ha un peso maggiore delle squadre di club. Alla base c’è un’idea condivisa tra tutte le componenti che ha permesso al Qatar negli ultimi anni di qualificarsi al Mondiale e a vincere due Coppe d’Asia consecutive: un traguardo sorprendente fino a un decennio fa. Il movimento è in forte ascesa. Lega calcio qatariota, Federazione, Nazionale e i singoli club, tutti stanno cercando di fare un passo in avanti per colmare il gap con il resto dei campionati. Per farlo hanno sì cercato di reclutare calciatori con un grande passato, ma anche giovani provenenti dall’Europa, dal Sudamerica o da altri paesi asiatici, che possano portare le proprie esperienze e si mettano in gioco in un contesto che ha ancora molto margine di crescita”.
In che modo c’è stata questa crescita?
“Principalmente grazie ad Aspire, la loro accademia nazionale che si lega a tutti gli sport. Per quanto riguarda il calcio, QSL (Qatar Stars League) e QFA (Qatar Football Association) lavorano in sinergia e hanno reclutato profili internazionali che possono aiutare il paese. Ne è un esempio il CT Julian Lopetegui e i tanti tecnici che allenano qui e che hanno un passato in Europa. Anche io sono figlio di questo reclutamento. Loro hanno capito che il calcio in questo momento è davvero un qualcosa di Mondiale, che non si fa più in un unico paese. Hanno saputo cogliere queste opportunità, infatti qui in Qatar si respira sport, vive per lo sport a 360º. Calcio, ma anche tennis, F1, atletica, nuoto: i più grandi palcoscenici del mondo sono qui. D’altra parte a fare la differenza sono anche gli impianti. Io ho fatto un’amichevole nello stadio della finale del 2022 a Lusail ed è impensabile un impianto di questo tipo in Europa”.
Quali sono i punti di forza della rosa?
“Innanzitutto la poca eterogeneità della rosa e parlo anche per esperienza personale visto il mio passato nello staff tecnico dell’Ucraina dove ovviamente i bacini più grossi venivano da Dinamo Kiev e Shakhtar. In Qatar invece la maggior parte dei giocatori arrivano da Al Saad, Al Duhail, Al Rayyan. Un’altra cosa che può fare la differenza è il fortissimo senso di appartenenza che i giocatori hanno. Qui sulla Nazionale non si scherza: c’è interesse, orgoglio e la voglia di costruire una ‘Legacy’ che possa durare per sempre. In parte il Qatar questo lavoro lo ha già fatto perché la vittoria in back-to-back della Coppa d’Asia è storia per una Nazione come il Qatar, che ha un bacino di utenza non comparabile con nessun’altra nazionale asiatica. Da questi successi il Paese sta cercando ulteriore innovazione trasferibile al campo”.
Al Mondiale 2022 abbiamo imparato a conoscere Afif: potrebbe giocare in Europa?
“Mi piacerebbe avere la controprova. Lo reputo un giocatore molto forte, elegante e intelligente. È un valore aggiunto non solo per la nazionale, ma per tutto il mondo calcistico qatariota. Lui è un “prodotto” interno di Aspire, sicuramente è una delle figure più rappresentative della nazionale. Per me ha una valore tecnico e tattico che potrebbe farlo adattare anche ad un campionato difficile come la Serie A”.
Nel 2022 il Qatar è uscito al girone, ora l’obiettivo è superarlo?
“Conoscendo l’ambizione, l’impegno e la volontà di chi governa questo Paese, so che faranno di tutto per passare almeno il girone. Poi, che ci riescano o meno, quello dipende da molti fattori. Ma garantisco che faranno il possibile e l’impossibile di raggiungere l’obiettivo”.











