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Bologna, il decimo posto è davvero l’obiettivo giusto? Allegri resta un tabù

Bologna, il decimo posto è davvero l’obiettivo giusto? Allegri resta un tabù TUTTOmercatoWEB
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Leonardo Nevischi
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Leonardo Nevischi
Oggi alle 07:08Serie A
Terza sconfitta in quattro giornate, ancora senza gol: al Maradona il Bologna non riesce mai a entrare in partita. E ora Tedesco deve trovare risposte

Forse aveva ragione Domenico Tedesco a firmare per il decimo posto. Perché, a giudicare da quanto visto nelle prime quattro giornate, non è mica detto che il Bologna riesca ad arrivarci. Anzi. La trasferta di Napoli ha segnato, almeno per ora, il punto più basso dell’inizio di stagione rossoblù: una sconfitta per 1-0, firmata Lobotka, come con Lazio e Atalanta ma stavolta non solo senza gol, ma anche senza gioco e senza intensità.

Il problema non è perdere a Napoli. Il problema è come il Bologna ha perso a Napoli.


Ci si poteva aspettare tutto, ma non che fosse il Napoli di Massimiliano Allegri a mettere sotto i rossoblù sul piano del gioco, dell’intensità e dell’atteggiamento. Proprio Allegri, spesso associato a un calcio più attendista e speculativo, ha visto la sua squadra comandare la partita praticamente dall’inizio alla fine. Il Bologna, invece, è rimasto spettatore: poco aggressivo, poco coraggioso, poco pericoloso.

E così le richieste fatte da Tedesco alla vigilia in sala stampa — intensità, personalità e concentrazione — sono rimaste solo nelle intenzioni. Sul campo si è visto poco o nulla di tutto questo. Ed è forse l’aspetto più preoccupante della serata del Maradona, perché si aggiunge ai problemi già evidenziati nelle prime tre giornate.

Il Bologna è uscito impoverito dal mercato, ha perso qualità, esperienza e riferimenti importanti, ma adesso sembra aver perso anche qualcosa che, con Vincenzo Italiano, difficilmente veniva meno: l’energia necessaria per stare dentro le partite. Si poteva discutere della qualità del calcio, delle scelte, degli errori, ma era difficile accusare quella squadra di non correre o di non provare a mordere l’avversario. A Napoli è mancato anche questo. E quando manca l’intensità, una squadra già priva di alcuni dei suoi migliori interpreti fa ancora più fatica a competere contro un avversario di questo livello.

Poi c’è il calcio giocato. O, meglio, quello che è mancato. Il Bologna non è riuscito a costruire una manovra convincente, non ha trovato continuità nel possesso e soprattutto non ha dato quasi mai la sensazione di poter arrivare dalle parti dell’area di rigore del Napoli. Tre sconfitte nelle prime quattro partite e tre gare senza riuscire a gonfiare la rete: non è ancora una sentenza, ma è un campanello d’allarme che sarebbe sbagliato ignorare.

Il tabù Allegri non cade: 27 sfide, zero vittorie per il Bologna


Poi c’è un’altra costante che ormai assume i contorni della maledizione. Massimiliano Allegri è un vero e proprio tabù per il Bologna: 27 gare, 20 sconfitte e appena 7 pareggi. Nessuna vittoria.

Sul conto di Tedesco invece, almeno per il momento, è giusto sospendere il giudizio. La partita con il Torino di sabato al Dall’Ara sarà già importante per capire se quello di Napoli sia stato un episodio legato al valore dell’avversario o se il Bologna abbia realmente un problema strutturale. Per ora, però, il nuovo allenatore ha fatto vedere poco. Molto poco.

E proprio per questo lascia qualche perplessità anche la gestione di Łukasz Skorupski. Punire il portiere per un ritardo alla riunione tecnica del mattino fino al punto di lasciarlo fuori dalla partita appare una scelta quantomeno discutibile. Una multa, una sanzione interna, un richiamo deciso: le alternative non mancavano. Perché Skorupski non è uno qualunque. È a Bologna da tanti anni, è uno dei pochi veri punti di riferimento rimasti, conosce l’ambiente e soprattutto è uno di quei giocatori capaci di trasmettere energia ai compagni, dentro e fuori dal campo. In una squadra che a Napoli è sembrata proprio sprovvista di personalità e carattere, rinunciare anche a una figura del genere per una questione disciplinare appare difficile da comprendere.

Sabato arriverà il Torino e il Bologna dovrà dimostrare di avere ancora qualcosa da dire. Perché il problema, dopo quattro giornate, non è più soltanto il decimo posto indicato da Fenucci e Tedesco come obiettivo. Il problema è capire se questa squadra ha davvero la forza per arrivarci.

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