Chivu chiude il cerchio a Como e si tiene stretta l'Inter. Scudetto alla prima? Non succede da Mou
La vittoria di Como ha un sapore diverso per Cristian Chivu. Uno che da quando è arrivato all’Inter, nonostante l’intera dirigenza si sia profusa in spiegazioni e rassicurazioni, è stato bollato come seconda scelta o forse anche peggio. Uno di casa, ma al quale in viale della Liberazione sembravano preferire Cesc Fabregas, nonostante successive smentite, al punto da organizzare viaggi toccata e fuga nella grigia Londra in piena estate. Uno che, proprio al Sinigaglia, si è (ri)preso l’Inter.
Nel successo sul Como, c’è tanto di Chivu. L’Inter è partita male, anche malissimo. Non solo per i due gol subiti, ma anche perché sembrava una squadra molle, impaurita, senza troppo senso. Chivu non ha cambiato uomini, ha mandato messaggi, supportato da Kolarov. Il resto l’hanno fatto i suoi, per carità: Thuram in primis. Segnale che lo seguono, che alla fine un po’ di tempra questa Inter capace di picchi e crolli ce l’ha.
Adesso, il futuro. Nell’immediato lo scudetto: con nove punti di vantaggio sul Napoli e sei giornate alla fine del campionato, è una formalità. L’Inter lo vincerà, se non tra due gare in quella dopo. Buona la prima: non accade dai tempi di Mourinho, che un tecnico nerazzurro vinca lo scudetto alla sua prima stagione in panchina. E poi c’è un orizzonte più lontano: i riavvicinarsi di Milan e Napoli, finché si poteva definire tale, aveva gettato qualche ombra. Senza scudetto, Chivu in discussione. Chiusa prima ancora di iniziare: con il tricolore sul petto, a meno che l’ex difensore romeno non la pensi diversamente, non c’è il minimo dubbio che il matrimonio proseguirà. Anche con il probabile rinnovo dei voti.











