Da Wenger ad Arteta, un trionfo nel segno della rivoluzione: l'Arsenal è di nuovo campione
L’Arsenal degli "Invincibili" della stagione 2003-2004 non è soltanto una squadra entrata nella leggenda: è un unicum assoluto nella storia della Premier League, l’unica formazione capace di vincere il campionato senza subire nemmeno una sconfitta. Un percorso chiuso con 26 vittorie e 12 pareggi in 38 giornate, per un totale di 90 punti.
Dietro quell’impresa c'è la lunga costruzione di Arsène Wenger, arrivato nel 1996 come primo tecnico non britannico della storia del club. La sua rivoluzione fu totale: nuove metodologie di allenamento, scouting internazionale, valorizzazione dei giovani e una gestione quasi scientifica dell’alimentazione. Via alcol, carne rossa e dolci; spazio a riso, carni bianche e integrazione vitaminica. Idee considerate rivoluzionarie all’epoca, ma che finirono per cambiare la cultura del calcio inglese.
Il progetto aveva già prodotto alcuni trofei, ma nel 2003-04 raggiunse la perfezione. Wenger costruì un 4-4-2 fluido e verticale con Lehmann in porta; Lauren, Touré, Campbell e Ashley Cole in difesa, Vieira e Gilberto Silva in mezzo, Pirès e Ljungberg sugli esterni, Henry e Bergkamp davanti. Una squadra capace di chiudere con il miglior attacco e la miglior difesa del torneo: 73 gol fatti, 26 subiti, con Thierry Henry capocannoniere a quota 30 reti.
Poi le partite simbolo: la "Battle of Old Trafford", il 2-1 al Chelsea in rimonta, il leggendario 4-2 al Liverpool con tripletta di Henry e il derby contro il Tottenham che consegnò matematicamente il titolo. Alla fine saranno 49 gare consecutive senza sconfitte (in tre stagioni diverse), e l’ingresso definitivo nella storia come “The Invincibles”.
Eppure, dopo quella cavalcata, l’Arsenal si era fermato. Per 22 anni il club ha guardato gli altri vincere: il Manchester United, il Chelsea, il Liverpool, il Manchester City, perfino il Leicester. Per una generazione intera di tifosi dell’Arsenal, il calcio è stato soprattutto questo: attesa, speranza, rimpianto. Gli occhi sempre rivolti a quel passato irripetibile degli Invincibili, quasi incapaci di credere davvero che un nuovo ciclo potesse nascere. Oggi, invece, tutto è cambiato.











