Dal prestito a Li Yonghong alla cessione: Elliott lascia un Milan vincente e più solido
Cinque anni e uno scudetto dopo, Elliott Management Corporation è pronto a lasciare le redini del Milan. Il comunicato ufficiale sulla cessione del club rossonero a Redbird è arrivato e ha segnato la fine di un'era. Il club passa nelle mani di Gerry Cardinale.
Il primo approccio nel 2017, il passaggio un anno dopo. Volendo tracciare una cronistoria del rapporto fra Elliott e il Milan, bisogna tornare indietro a Li Yonghong. Ad aprile 2017, Elliot presta 303 milioni di euro per consentire all'imprenditore cinese di completare l'acquisto del club da Fininvest. Nel giro di un anno - arriviamo a luglio 2018 - il passaggio di mani: a seguito dell'inadempimento di Li Yonghong, il fondo statunitense comunica di aver assunto il controllo della società. A quel punto, la rivoluzione tecnica: il primo ad arrivare è Paolo Maldini, richiamato in società il 5 agosto 2018. Seguono Ivan Gazidis e poi Zvone Boban: proprio per divergenze col CEO, il croato durerà poco, mentre Maldini resterà. Nel mezzo, altre due figure dirigenziali chiave come Frederic Massara e Geoffrey Moncada. L'ossatura che ha (ri)fatto grande il Milan campione d'Italia, non soltanto sul campo.
Cosa lascia Elliott. Non un nuovo stadio, l'obiettivo a cui dovrebbe continuare a lavorare Paolo Scaroni, in CDA già con Li Yonghong e poi passato al ruolo di presidente. È la ciliegina che manca a una torta comunque piuttosto ricca: scudetto a parte, sono i conti a far brillare di luce propria il lavoro di Elliott al Milan. Che, per la cronaca, con l'addio di Kessié in estate saluterà l'ultimo pezzo delle non propriamente fortunate "cose formali". Basta prendere i bilanci: quello 2017-2018 fu chiuso con un fatturato consolidato da 255 milioni di euro, corredato da un rosso di 126 milioni e un patrimonio netto al 30 giugno 2018 negativo per 36 milioni di euro. Le proiezioni per il 2021/2022 parlano di un fatturato oltre i 300 milioni di euro, ma soprattutto l'ultimo bilancio racconta di una perdita ridotta a 96,4 milioni di euro - con una pandemia di mezzo - e un patrimonio netto consolidato arrivato a 67,3 milioni di euro. Un Milan più solido, ma anche vincente sul campo: non è un'eredità da buttare.






