Dalot ricorda il suo anno al Milan: "Ho imparato tanto da Ibra. Maldini mi dava consigli tecnici"
Diogo Dalot, terzino oggi in forza al Manchester United, è intervenuto ai microfoni di Player’s Tribune ripercorrendo anche la sua esperienza al Milan, nella stagione 2020/21:
"Quando andai in prestito al Milan, il piano era sempre quello di tornare allo United. Non c'era alcun obbligo di riscatto. Ricordo il magazziniere che mi fece fare un giro del centro sportivo. «Ah sì, qui si sedeva Nesta» oppure «Ronaldinho adorava quel lettino per i massaggi laggiù». Sapete quando certi stadi sono vecchi e un po' logori? San Siro, invece, ha ancora un'eleganza unica. Mi piace definirlo "vintage". Lo stesso vale per il Milan. Qualunque cosa dica la classifica, questo club non passa mai di moda. Saremmo tornati in Champions League per la prima volta dopo otto anni se avessimo battuto l'Atalanta in trasferta. Era maggio e migliaia di tifosi si presentarono al centro sportivo prima della partita. Un paio di ragazzi tatuati, con i megafoni in mano, si avvicinarono ai giocatori e dissero: «Questo è uno dei giorni più importanti della nostra storia. Siamo con voi. Non deludeteci». Mi girai verso destra e vidi Maldini".
Proprio sulla leggenda Maldini, Dalot prosegue
"All'epoca era dirigente del club. Avrebbe potuto passare le giornate nel suo ufficio, sorseggiando caffè e facendo semplicemente Paolo Maldini. Ma vi assicuro che ogni singolo giorno, con il sole, con la pioggia o con il freddo, era lì a guardarci allenare. Sempre in giacca e cravatta, nel più autentico stile italiano. Ricordo che un giorno mi prese da parte e pensai che stesse per darmi qualche consiglio tecnico. Tipo: «Marca così», «Intervieni così in tackle», cose del genere. Oppure avrebbe potuto fare quello che dice: «Questo è il mio club, qui ho vinto tutto, quindi dovete fare questo e quest'altro». Invece era concentrato soprattutto sull'aspetto mentale. «Diogo, ti stai impegnando troppo. Stai tranquillo. Sei un giocatore straordinario, andrà tutto bene». Quando Maldini crede in te, come fai a non credere in te stesso?".
Su Stefano Pioli e Zlatan Ibrahimovic, all'epoca suo compagno di squadra
"In quella stagione ho giocato a destra, ho giocato a sinistra, sono finito in panchina... ho vissuto davvero di tutto. Era il periodo del COVID, quindi dalla televisione si poteva sentire Mister Pioli urlare il mio nome ogni cinque secondi. Ho imparato moltissimo anche da Zlatan. Poteva stare fermo cinque settimane per un brutto infortunio e, al primo allenamento di ritorno, si lanciava negli uno contro uno e prendeva a calci tutti. Aveva quarant'anni. «Non venire qui a rovinare il mio allenamento». Se davi il 99%, eri fuori. Il Milan mi ha fatto sentire di nuovo un calciatore".











