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Anche FIFPro contro Infantino: "Ha ritirato la sua proposta, ma l'abuso resta"

Anche FIFPro contro Infantino: "Ha ritirato la sua proposta, ma l'abuso resta" TUTTOmercatoWEB
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Ivan Cardia
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Ivan Cardia
ieri alle 23:15Serie A
Il sindacato mondiale dei calciatori interviene contro il presidente FIFA, nella bufera dopo la proposta di cedere quote del Mondiale

FIFA Forward Enterprise (FFE) non esiste più. L’abuso di potere che l’ha generata, invece, resta”. Inizia così il durissimo comunicato stampa di FIFPro, il sindacato mondiale dei calciatori, che entra a gamba tesa nelle polemiche contro la FIFA e il suo attuale presidente Gianni Infantino: “Servono urgentemente riforme della governance, non un insabbiamento - prosegue il comunicato -. Il ritiro del progetto FFE era inevitabile. Ma ritirare la proposta non cancella ciò che questa vicenda ha rivelato. Un piano capace di modificare in modo permanente la proprietà e la governance della Coppa del Mondo FIFA, nonché di commercializzare le competizioni costruite da generazioni di calciatori, è stato concepito in segreto, negoziato a porte chiuse e portato a un passo dall’accordo prima ancora che il Consiglio FIFA, le federazioni affiliate, i calciatori e gli interlocutori riconosciuti del mondo del calcio sapessero della sua esistenza. Non si tratta semplicemente di un fallimento della governance. È un profondo abuso del potere presidenziale”.

La comunicazione di Rabat non fa che confermare il problema

FIFPro si scaglia anche contro l’esito della riunione tenuta in Marocco, al termine della quale è filtrato l’appoggio degli stati generali della FIFA a Infantino: “Abbiamo preso atto con profonda preoccupazione dell’aggiornamento interno della FIFA successivo alla riunione tenutasi a Rabat, in Marocco. Anziché affrontare quanto accaduto, il documento ribadisce il sostegno alla leadership dell’organizzazione, riducendo un fondamentale fallimento istituzionale e di governance a una questione di ‘processi e comunicazione’ da ‘migliorare’. L’aspetto più significativo è l’insistenza della stessa FIFA sul fatto che, nonostante gli ‘errori’ ammessi, tutto sarebbe stato fatto ‘nel pieno rispetto del quadro normativo FIFA’. Qualora fosse vero, non si tratterebbe di una difesa. Sarebbe un atto d’accusa nei confronti dell’attuale sistema di governance della FIFA. Un sistema che consente di sviluppare a porte chiuse un progetto di tale portata e di nasconderlo ai soggetti coinvolti fino a quando non viene divulgato è un sistema che deve essere riformato, non difeso.
Prendiamo inoltre atto dell’avvertimento della FIFA, secondo cui l’organizzazione ‘non tollererà più alcun attacco alla propria integrità’. Sia chiaro: sottoporre a controllo la governance del calcio non è un attacco. È il dovere di tutti coloro che sostengono questo sport. Qualsiasi tentativo di rappresentare un controllo legittimo, esercitato in buona fede, come una forma di slealtà non farà che accrescere le preoccupazioni provocate da questa vicenda. E una revisione interna che riferisca esclusivamente allo stesso Consiglio FIFA che era stato aggirato non rappresenta affatto una risposta. I calciatori, i loro rappresentanti e gli interlocutori del calcio professionistico devono esserne parte. Nessuna istituzione può ripristinare la fiducia in una presidenza che ha essa stessa smantellato le condizioni sulle quali quella fiducia si fonda. La fiducia non può essere semplicemente pretesa. L’autorità non può limitarsi a essere affermata. La legittimità non può essere proclamata. Ognuna di queste deve essere conquistata. Ognuna può essere perduta”.

Le richieste della FIFPRO

Il comunicato stampa si chiude poi con le richieste della FIFPro: “Il Memorandum d’intesa firmato soltanto poche settimane fa rappresentava un autentico passo avanti. La vicenda FFE ha dimostrato che, da solo, non è sufficiente a proteggere i calciatori o il calcio dall’esercizio unilaterale del potere.

Indipendentemente da come verrà risolta la crisi attuale, il calcio ha ora bisogno di garanzie strutturali affinché eventi del genere non possano mai più ripetersi. Come minimo, la FIFPRO ritiene che debbano essere previste le seguenti misure:
* integrare la Piattaforma globale per il dialogo sociale come componente reale, permanente e strutturale della governance FIFA, e non come un meccanismo che possa essere aggirato a piacimento;
* rendere giuridicamente vincolante il coinvolgimento degli interlocutori del calcio professionistico nelle decisioni di maggiore rilevanza, compresi il calendario internazionale, l’ampliamento delle competizioni e le altre questioni che incidono in modo fondamentale sul calcio professionistico;
* attribuire agli interlocutori del calcio professionistico diritti di voto all’interno del Consiglio FIFA, riconoscendo al tempo stesso alla FIFPRO un ruolo chiaro e formalmente riconosciuto quale rappresentante mondiale dei calciatori professionisti;
* introdurre riforme istituzionali e strutturali che rendano impossibile, per chiunque e in qualsiasi momento, imporre nuovamente decisioni unilaterali all’intero sistema calcistico”.

I prossimi passi

Spazio, infine, a cosa succederà adesso: “La FIFPRO ha inviato oggi una lettera all’amministrazione della FIFA nella quale ha illustrato queste richieste. La lettera spiega perché questa vicenda rappresenti molto più di un isolato fallimento della governance. Riguarda l’esercizio della carica più alta del calcio mondiale e il modo in cui la sua autorità è stata utilizzata. La lettera è stata firmata congiuntamente dal presidente della FIFPRO e dai presidenti di tutte le divisioni regionali della FIFPRO: FIFPRO Africa, FIFPRO Asia/Oceania, FIFPRO Europa, FIFPRO Sud America e FIFPRO America Centrale e Settentrionale. Il ritiro della proposta FFE ha impedito l’adozione di una decisione irreversibile. Non ha ripristinato la fiducia che aveva consentito, in primo luogo, di formulare una proposta del genere. Quella fiducia è ormai compromessa nelle sue fondamenta. Non può essere ricostruita attraverso comunicati accuratamente preparati, revisioni interne o promesse di migliorare i processi. Né può essere ripristinata semplicemente annunciando riforme istituzionali e strutturali che avrebbero sempre dovuto esistere. Queste riforme sono ormai indispensabili. Ma rappresentano una responsabilità per il futuro, non un’assoluzione per il passato. I calciatori non hanno creato questa crisi. Pretenderanno che il calcio ne esca con istituzioni più forti, maggiori garanzie e una leadership degna della fiducia che questo sport richiede”.

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