Il futuro della panchina della Juventus: per ora resta Allegri, ma Tudor resta sullo sfondo
Non sarà la disastrosa prova di mercoledì sera a San Siro contro l'Inter a sentenziare sugli scenari futuri della panchina della Juventus. Perché alla Continassa - sottolinea Tuttosport - non ritengono saggio prendere decisioni capitali sull’onda emotiva di 90’ di gioco. Per Allegri, poi, c’è la questione non secondaria dell’oneroso contratto che lo lega ai colori bianconeri: un accordo da 7,5 milioni a stagione che non si estinguerà prima del 2025. L’offuscata prospettiva di un divorzio da qui all’estate, insomma, non può prescindere dall’irruzione di un altro club desideroso di assicurarsi i servigi dell’allenatore o da un’intesa consensuale tra le parti.
Ma Tudor resta sullo sfondo. In questo contesto, dunque, risulta evidente come l’aspetto squisitamente tecnico della vicenda rischi di scivolare in secondo piano. Anche se si tratta proprio di quello che potrebbe aprire una breccia, con il club bianconero che vedrebbe di buon occhio il lancio di un nuovo progetto che si adegui ai rinnovati parametri economici imposti dal periodo storico. Ecco allora perché, alla Continassa, si monitora con particolare attenzione la brillante annata all’Olympique Marsiglia di Igor Tudor, che da vice di Pirlo ha sollevato gli ultimi due trofei finiti nella bacheca societaria. Tudor - conclude Tuttosport - sembra rappresentare un profilo più aderente alle attuali esigenze del club rispetto all’esperto Gasperini, al costoso Conte e all’ambizioso Zidane, ma anche rispetto a un De Zerbi vincolato al Brighton da un contratto pluriennale e da una ricca clausola rescissoria.






