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Inzaghi padrone del proprio destino. Esperimenti, gol, rimpianti: questa Inter può battere chiunque

Inzaghi padrone del proprio destino. Esperimenti, gol, rimpianti: questa Inter può battere chiunque TUTTOmercatoWEB
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Ivan Cardia
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Ivan Cardia
giovedì 4 maggio 2023, 08:00Serie A

Il day-after un 6-0 è dolcissimo, inevitabilmente. Anche se è il giorno del massimo rimpianto. Tra poche ore, il Napoli vincerà il proprio meritatissimo scudetto. Tra gli spettatori, l'Inter che si chiederà per giorni e settimane, in una serie di scenari da what if, cosa sarebbe successo se non avesse sbandato così tanto, se non avesse perso tutti quei punti, se avesse messo q.b. di sale sulla coda all'imprendibile banda Spalletti. È una domanda che, per forza di cose, non troverà mai risposte. Tanto vale guardare avanti.

Il successo non era scontato. La partita a tennis col Verona era insidiosa, infilata tra due match chiave per la prossima Champions come la sfida alla capitale, Lazio prima e Roma poi. Tanto più considerando il rendimento recente dell'Hellas, che nel 2023 al Bentegodi aveva perso solo una volta e in generale nelle ultime cinque gare aveva addirittura fatto un punto in più dei nerazzurri. Paure spazzate in un lampo, tra l'autorete di Gaich, il gioiellino di Calhanoglu e il ritorno all'esultanza di Dzeko.

Esperimenti e gol: funziona tutto. Proprio quei sette minuti lì, quei tre momenti chiave, raccontano tutto il momento dell'Inter, che fino a venti giorni fa sorrideva in Champions ma annaspava in campionato. La zuccata del panzer argentino, in altri tempi, non si sarebbe infilata lì dove serviva: il vento gira e l'episodio aiuta, è una bella differenza. Gol capolavoro a parte, Calhanoglu e Brozovic insieme. Non sono brutte notizie per Barella: anche se Mkhitaryan è quasi intoccabile, il sardo sta vivendo una stagione da incorniciare. Semmai, ottime nuove per Inzaghi, che con il turco e il croato insieme può cambiare, almeno di poco, il proprio spartito tattico. Quanto a Dzeko, mette nuovi dubbi, ben accetti. In verità, finora non ce ne sono stati molti: nelle gare da mille e una notte europee, alla fine, ha giocato sempre lui. Detto che Lautaro è intoccabile e sarebbe strano il contrario, il ritorno di Lukaku rimetteva tutto in discussione; il bosniaco ha ritrovato lo smalto nel momento migliore e per l'euroderby meglio poter scegliere fra chi segna, che dover sperare tra chi è a secco da troppo tempo.

Simone Inzaghi è di nuovo padrone del proprio destino. In tutti i sensi. Il primo, più importante alla fine della fiera, riguarda la classifica. All'Inter "basterebbe" vincerle tutte da qui alla fine per assicurarsi la partecipazione alla prossima Champions League. Non è facile e infatti probabilmente non accadrà, ma fino all'altro ieri non era così: c'era da sperare negli inciampi altrui, Istanbul permettendo. Adesso non è così ed è una novità che rilancia il finale di stagione nerazzurro, potenzialmente da crepacuore, nel bene o nel male. Sulla lunga distanza, idem: del tecnico piacentino si è detto e scritto di tutto e di più. Altrove è difficile spiegare la posizione di un allenatore che per una sponda o uno spigolo, per una mano sghemba e beffarda potrebbe ritrovarsi all'improvviso campione d'Europa o esonerato. Alla fine, di tutte le analisi restano i fatti e i risultati, nel bene e nel male: quarto posto - virtualmente terzo, considerando la spada di Damocle che pende sulla Juve - più finale di Coppa Italia e semifinale di Champions. Il futuro è tutto da scrivere, altroché.

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