La Serie A minaccia davvero di uscire dalla FIGC? Le FAQ dopo le parole di Casini
La Lega Serie A minaccia apertamente la rottura con la FIGC e la possibilità di inseguire il modello inglese della Premier League. È quanto ha dichiarato oggi il presidente Lorenzo Casini: "C'è bisogno di una maggiore autonomia e autodeterminazione delle scelte, quindi l'assembla ha deciso di iniziare un percorso di valutazione di un meccanismo di autonomia simile al modello della Premier League inglese".
Come funziona il modello inglese? La differenza rispetto all'Italia è netta: nel nostro Paese, tutti i campionati sono organizzati dalla FIGC, che attraverso presidente e consiglio federale ha l'ultima parola. In Inghilterra, a partire dal 1992, la Premier League non è dipendente dalla federcalcio, che gestisce invece i campionati dalla Championship (l'equivalente della nostra Serie B) in giù e le coppe nazionali. Dal 1992, invece, il massimo campionato è praticamente autonomo rispetto alla FA, potendo organizzare le proprie regole di base (per esempio, come strutturare playoff e layout), il proprio calendario e in linea teorica anche il numero di squadre partecipanti.
La Serie A minaccia di uscire dalla FIGC? È un argomento tecnico, al quale Casini ha risposto così: "La Premier tecnicamente non è fuori dalla Federazione, quello che la Premier ha di diverso è un modello organizzativo diverso, collegato al peso economico". È un aspetto, prettamente formale, necessario per rispettare la piramide FIFA e UEFA. Di fatto, la Premier è quasi del tutto indipendente dalla FA.
Cosa chiede la Serie A? A questa domanda ha risposto, in vari passaggi della conferenza odierna, lo stesso Casini: "Vorremmo riconosciuta l'importanza dell'autodeterminazione, non c'è un tema di contrapposizione e non vogliamo contrapporci a nessuno. C'è un tema che riguarda anche singole decisioni, come quelle sulle liste delle squadre, o le regole su extracomunitari, sui vivai: tutto quello che oggi è deciso dal consiglio federale domani potrebbe vedere la Serie A maggiormente autonoma in queste decisioni". In sostanza, il massimo campionato chiede l'aumento del peso decisionale sulle decisioni che la riguardano e che riguardano, in generale, il calcio italiano.
Come funziona attualmente il rapporto FIGC-Lega? I meccanismi elettorali e decisionali della Federcalcio sono regolati in modo da ponderare il peso delle varie componenti. La Serie A ha il 12 per cento dei voti in consiglio federale: soltanto la Serie B (5%), l'assoallenatori (10%) e l'assoarbitri (2%) pesano meno. Viceversa, hanno un peso decisamente superiore - anche se poi va ripartito in un numero maggiore di delegati - l'assocalciatori (20%), la Lega Pro (17%) e la Serie D (34%). Di fatto, le ultime due categorie possono prendere decisioni a maggioranza assoluta, e non è un caso che gli ultimi presidenti federali siano stati eletti proprio coi voti di C e D.
Qual è il vero obiettivo della Serie A? La domanda delle domande. Casini ha esplicitamente negato che il punto sia solo il peso elettorale di via Rosellini, ma allo stesso tempo è difficile credere che il massimo campionato sia già pronto per una vera e propria rottura: il processo che ha portato la Premier League a fuoriuscire dalla FA è culminato nel 1992 dopo anni di lavoro in tal senso. Il tema l'ha sottolineato il presidente: "Quello che è emerso è che attualmente il sistema organizzativo non riconosce alla Serie A il peso che dovrebbe avere in relazione al peso economico". L'ipotesi di Gravina di togliere il diritto d'intesa - ovvero la possibilità per una singola componente di porre il veto su riforme federali - va in ben altra direzione e i 20 club di A hanno mandato un chiaro segnale.
Quali saranno i prossimi step? Il 26 febbraio si terrà la prossima assemblea di Lega. La deadline vera e propria sarà però l'assemblea straordinaria voluta dallo stesso Gravina per l'11 marzo prossimo, ammesso che si svolga davvero.






