Portogallo-Spagna, le lacrime del Narciso di Funchal
Né i 18 anni del ciondolante Yamal, né i 41 del tartarughesco Cristiano.
La sfida tra le sartine di Spagna e i sarti di Portogallo l’hanno decisa i cambi: assist di Ferran Torres, sinistro di Mago Merino. Era il 91’: 1-0.
I ritmi, lenti, avevano trasformato l’ordalia in un «rubabandiera» vintage, di piccoli lazzi e improvvisi scatti. Il rispetto sfociava nella paura, la paura si aggrappava all’enormità della sentenza.
E così: uno sgorbio balistico di Oyarzabal, liberato da Dani Olmo; una doppia parata di Diogo Costa su Yamal e Alex Baena; la traversa di Nuno Mendes, il migliore dei suoi; le mossettine e i tocchettini di Cierre. A impiegarlo alla Altafini, per non perdere gli spunti di Gonçalo Ramos, sarebbe servito un coraggio che il ct Martinez non ha avuto. E pure la panca di Leao, tra i più brillanti contro la Croazia, mi aveva sorpreso.
Tant’è. Quando scegli di non finire mai, la fine può essere triste. L’abbraccio tra Cristiano e Lamine, le lacrime del Narciso di Funchal hanno segnato un confine di carriere, di emozioni, di paragoni. Mi alzo in piedi. Sono già cinque, per la cronaca, le partite «vergini» delle ex Furie; e ben 35 le gare senza sconfitte. Luis de la Fuente legge i giornali e poi fa di testa sua. Ma vieni!
La trama ha offerto un equilibrio sostanziale, Martinez ha dovuto sostituire entrambi i terzini, infortunati (Nuno Mendes, Joao Cançelo), ma in attacco non c’era trippa per gatti, viste la solitudine e le rughe del suo totem. Non che la Spagna abbia prodotto molto di più: alla riffa degli episodi, ha «solo» estratto i biglietti vincenti. I «derby» non sono mai sfilate griffate. Questa è stata corretta e noiosa. Un’incornatina di Bernardo Silva, appena alta, ha sigillato la contesa che il popolo del «Cowboys stadium» di Dallas non tramanderà certo nei poster e ai posteri. Però la storia era lì: non a gufare, ma a scortare passato e futuro.






