Romagna: "Nel 2020 l'infortunio, sono tornato in campo 3 anni dopo: nel frattempo, il mondo era cambiato"
Filippo Romagna, difensore svincolato dopo una lunga esperienza al Sassuolo, ha parlato così a Tuttosport del suo calvario, iniziato nel 2020 e che gli impedito di fare una carriera ad alto livello proprio quando sembrava lanciatissimo, ai tempi della Juve: "A distanza di tempo posso dire che la mia vittoria più grande sia stata quella di tornare in campo. Tanti temevano che smettessi. Vincere un campionato di B, da capitano, dopo quello che ho passato vale una Champions League che non ho mai potuto vivere".
Come ha affrontato il gravissimo infortunio del 2020? Ha mai avuto paura della depressione?
"Era la mia migliore stagione. Poi arriva l’intervento, il Covid e 16 mesi di riabilitazione con due allenamenti al giorno. Poi ho dovuto fare un ulteriore intervento a Barcellona che non era mai stato fatto su un calciatore: non avevo alternative. Ricordo cosa dicevano in spagnolo, in sala operatoria: opzione A, dovevano agire sull’osso per permettermi di camminare; opzione B, dovevano agire sul tendine, ma pensavano che sarebbe stato difficile tornare a correre. A quel punto ho chiesto di aumentarmi l’anestesia. La prima partita l’ho giocata dopo tre anni e due mesi dall’ultima: nel frattempo era cambiato il mondo".






