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Supercoppa, Napoli-Inter: il football pane e salame di Mazzarri sfida il calcio totale di Inzaghi

Supercoppa, Napoli-Inter: il football pane e salame di Mazzarri sfida il calcio totale di Inzaghi TUTTOmercatoWEB
Ivan Cardia
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Ivan Cardia
lunedì 22 gennaio 2024, 08:21Serie A

Le finali non si giocano, si vincono. O si perdono, aggiungiamo. È la filosofia che chiunque, favorito o meno, racconta prima di una partita che vale un trofeo. Rubiamo la passione per l'ippica all'Allegri: in finale, il cortomuso basta di sicuro. Come risultato, non come applicazione: chi gioca meglio, in verità, ha sempre più possibilità di vincere. Non è, riteniamo, una questione estetica: gioca meglio chi lo fa in maniera più rispondente alla propria identità. Da questo punto di vista, le ultime versioni ammirate in quel di Riyadh, di Napoli e Inter, non a caso vincitrici entrambe con due 3-0 pur molto diversi tra di loro, giocano entrambe benissimo.

Walter Mazzarri è tornato alle origini. A un calcio, speriamo il tecnico di San Vincenzo non s'offenda, pane e salame: è semplice, ma così buono che di recente è stato protagonista anche a Masterchef. Gli mancano Anguissa e Osimhen: il centravanti nigeriano vale mezzo Napoli, è un aspetto che non si può ignorare. Contro la Fiorentina, in compenso, ha finalmente accantonato le velleità di rispallettizzare una squadra che non è più e non potrà più essere di Spalletti. Nelle parole, a più riprese ha ribadito che il 4-3-3 non è scartato, che lo applicava anche ai tempi d'oro e che quella filosofia può ancora guidare il Napoli. Nei fatti, speriamo che abbia cestinato quei propositi. Mazzarri è stato ed è un grande allenatore: il suo impatto sugli ultimi vent'anni di calcio italiano, per esempio, è troppo spesso sottovalutato e il suo miglior Napoli giocava un calcio anche godibile. Non ricercato, però. La praticità che ha riscoperto contro Italiano è il valore aggiunto che può dare per risollevare la stagione azzurra. E, chissà, magari portarsi a casa quella Supercoppa sfumata a Pechino dodici anni fa.

Simone Inzaghi gioca come nessun altro. È calcio totale, quello dell'Inter di oggi. Vale quello del Napoli dell'anno scorso, del miglior Milan di Pioli, della Juve del cicli d'oro. A livello puramente estetico, è forse anche superiore. Di sicuro, è sfavillante come i nerazzurri, e in generale qualsiasi big del nostro campionato, raramente sono stati negli ultimi vent'anni. Il primo gol alla Lazio è un meraviglioso manifesto, c'è tutto quello che il tecnico piacentino chiede ai suoi giocatori da due anni e mezzo a questa parte. Manovra, attacca, subisce poco o nulla: sembra abbia costruito la macchina perfetta. E ogni tanto gli tocca ricordare al mondo che mica era scontato, che è arrivato quando (perché) Suning aveva forzatamente tirato i remi in barca. Che, se questa Inter vale di più, è anche e soprattutto merito suo. Che la sua mano si sente e si vede nei movimenti, nella ricerca insistita della manovra, in mille piccoli dettagli che sono essenziali, e quindi invisibili agli occhi, perché la sua macchina, una sportiva di lusso costruita dalla dirigenza, corra come Formula 1.

È una Supercoppa già scritta? I numeri di questa stagione direbbero di sì: l'Inter ha venti punti in più del Napoli in classifica. Ha segnato diciannove gol in più e ne ha subiti quindici in meno. L'ha schiantata 3-0 al Maradona, sia pure in contropiede come ha ricordato Mazzarri. Fa un altro campionato, come lo faceva il Napoli di Spalletti un anno fa. Però quello di questa sera a Riyadh non è campionato. Le finali non si giocano: si vincono. O si perdono.

Fonte Inviato a Riyadh

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