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Nocerino: "Superlega, no ai massacri. Donnarumma? Io rinnoverei con un caffè"

TMW RADIO - Nocerino: "Superlega, no ai massacri. Donnarumma? Io rinnoverei con un caffè"
© foto di Federico De Luca
martedì 27 aprile 2021 18:50Serie A
di Dimitri Conti

L'ex centrocampista Antonio Nocerino, ora residente a Orlando in Florida dopo aver giocato nella squadra locale di MLS e aver lavorato nella loro accademia, è intervenuto in diretta a Stadio Aperto, trasmissione di TMW Radio condotta da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini: "Io sto bene, qua le cose vanno e viviamo un situazione molto più tranquilla".

Che ne pensa della Superlega?
"Vi dirò, non possiamo paragonarci alla MLS. Quello è un campionato chiuso, c'è molta meno passione e amore, non è come il nostro calcio: la MLS ha solo 25 anni d'età, è tutto diverso. Per i proprietari è un business, essendo a numero chiuso il valore di ciascuna aumenta e chi vende poi ci avrà guadagnato. Io sono sì per le novità, ma non queste. Migliorerei ciò di positivo che già ho, non mi soffermerei solo sul problema di ciò che hanno tentato o no: cerchiamo di prendere il meglio dall'idea. Ho letto che tutti si sono lamentati del format che ha la Champions, e l'idea che mi viene è: cosa possiamo fare per migliorarla? Non andrei a massacrare chi ha proposto l'idea".

I calciatori dovrebbero avere una guida più unica?
"Il confronto tra calciatori, allenatori, dirigenti e chi per essi è fondamentale per migliorare il tutto. Chi meglio di un calciatore sa la fatica che si fa tra viaggi e partite, chi meglio di un allenatore conosce le difficoltà delle preparazione? Ascolterei tutti quelli che possono dare un'idea, uno spunto e un consiglio, ma oltre alle chiacchiere dobbiamo fare qualcosa".

Che consiglio darebbe a Donnarumma?
"Parlo in generale, per tutti i calciatori: ognuno deve fare un ragionamento che vada oltre al calcio, visto che tutte le società, direi il mondo, stanno vivendo una situazione un po' così... Bisognerebbe pensare se andare incontro alla società in un momento così particolare: con me, Antonio Nocerino, tempo di bere un caffè abbiamo già firmato. Però sento di chi chiede 30 milioni e altro... Ognuno farà come crede. Sulla storia di Donnarumma c'è un accanimento mediatico incredibile, si parla solo del Donnarumma e non di Mbappe o Neymar, per esempio. Non vorrei ci si concentrasse sul contratto e poi passasse in secondo piano il campo, che deve essere sempre in prima linea".

Senza Champions andrebbe giudicata fallimentare la stagione del Milan?
"Vedendo come sono partiti penso proprio di sì. Sono primi o secondi dall'inizio, e io adesso di vederli arrivare quinti non potrei proprio immaginarmelo. Per quanto hanno fatto sarebbe un peccato, da mangiarsi le mani. Mi auguro riescano in uno sprint finale, più fisico che mentale, tanto le partite sono poche. Spero arrivino in Champions perché se lo meritano ma parlerà il campo".

Sorpreso dall'Atalanta?
"Ormai sono una certezza, Gasperini era già così quando l'ho conosciuto io ai tempi della Primavera. Io un giocatore come Gomez però l'avrei tenuto, perché la qualità fa la differenza, sempre. Se vuoi alzare l'asticella certi calciatori penso li terrei stretti. Per carità, il mister sta facendo un lavoro incredibile e l'Atalanta può ambire a qualcosa di più importante".

Di Pirlo che giudizio dà?
"Chi l'ha scelto avrà guardato tutto il piatto, bisogna però dire che l'ossatura della Juventus è cambiata. Hanno acquistato giovani di prospettiva, fortissimi ma a cui va dato tempo. Certe difficoltà magari le avrebbe avuto pure uno più esperto... Io a questa cosa del primo anno e dell'inesperienza credo poco, la differenza la fanno sempre i calciatori. Non è l'allenatore a fare gol. Mi allaccio e vi faccio un esempio, seguo Nagelsmann da qualche anno e in Bundesliga, alle prime panchine, e lì giocava contro altri molto più esperti, ma ha vinto. Se uno ha competenza e anche giocatori di livello è più facile".

Infatti va al Bayern.
"L'hanno pagato come un attaccante, cinque anni di contratto".

Perché da noi casi così non ce ne sono?
"Questione di cultura, siamo bravi a giudicare e basta senza guardare ad un lavoro di lunga durata. Si va a mode, allacciandosi. Giudichiamo e diamo etichette senza entrare realmente nel lavoro di un allenatore, ma anche degli stessi giornalisti... Bisogna essere più equilibrati, ragionare non di pancia ma secondo le competenze. Si parla di costruzione dal basso ma in quanti sanno realmente perché si faccia e quanti benefici dia? Si tratta di avere delle conoscenze e non parlare secondo partito preso. Su questo siamo indietro rispetto agli altri paesi, ragionano di più e meno con la pancia, si guarda più alla lunga durata".

Cosa le è rimasto del corso UEFA A?
"Oltre all'aspetto tecnico-tattico, quello psicologico e comunicativo. Saper parlare con le persone è importante, il modo in cui riesci a trasmettere il tuo pensiero. La nostra scuola non ha nulla da invidiare alle altre, e su questo siamo fortunati: quello che sto facendo io però è cercare di apprendere e confrontarmi, parlando anche con gente che non ha giocato ma magari ha allenato più di me... Essere curioso fa la differenza. Il grande Velasco disse che alle Olimpiadi guardarono a chi difendeva meglio, cioè agli Stati Uniti, e copiò da loro. Anni dopo gliela rinfacciò pure... Questo spiega che a prendere ciò che può aiutarti dal giardino del vicino di casa non è una vergogna. Cerco sempre chi sa più di me".

Chi c'è in Italia che dà maggiormente la propria identità?
"Guardate Gattuso come fa giocare il Napoli... Io cerco di capire perché e come fa certe cose, per poi reinterpretarle a modo mio. Lo stesso per Juric: fa bene ormai da più di qualche anno. Oppure anche Simone Inzaghi... Quando è il momento si difende, altrimenti si attacca e si gioca. Non dobbiamo essere troppo chiusi. Zidane vince perché ha giocatori di qualità, sa quando difendere e quando attaccare. Mi piacciono gli allenatori che invece di piangersi addosso fanno e propongono: magari sbagliano, ma poi si rimboccano le maniche e riprovano. Così si alza l'asticella".

Bisognerebbe non considerare l'età come un alibi?
"Tanti si nascondono dietro a questo. Se uno è bravo gioca, per me vale lo stesso discorso fatto prima per gli allenatori. Ho giocato all'estero e avuto la fortuna di conoscere diverse culture... Siamo legati al risultato. Però pensiamo che questo non possa venire con giocatori giovani, dato che qui giudichiamo in maniera molto veloce. Non ci devono essere alibi, l'esperienza la si fa giocando, invece si guarda più al proprio curriculum che a quello dei ragazzi: parlo soprattutto dei settori giovanili. Lì va messa avanti solo la crescita. Le squadre non sono degli allenatori, ma dei presidenti. Mi soffermerei sul trovare allenatori con conoscenze, conoscenze vere, che aiutino i ragazzi a marcare, a passarsi la palla così che crescano a livello calcistici e come uomini. La crescita deve essere a 360 gradi".

Si vede sempre a lavorare coi giovani?
"Per ambizione vorrei provare coi grandi ma so che c'è un processo, devo fare i miei sbagli, la trafila. Ho fatto l'assistente all'U17 e vorrei salire un po' d'età o magari allenare una Serie C... Portare quanto mi hanno insegnato: passione e competenza, trasmettere quanto i miei allenatori mi hanno dato. Non pensando all'io, ma più che altro al noi, al contesto".

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