Ulivieri controcorrente: “I risultati contano anche in Primavera. Guardiola ci spiegò che…”
Renzo Ulivieri, presidente dell’Assoallenatori, è intervenuto in occasione del panel “Quale età per la Primavera”, organizzato dalla Lega Calcio Serie A prima della finale di Supercoppa Primavera: “Nello Statuto FIGC non c’è la parola talento, perché si premia la dimensione sociale del settore giovanile. Il talento si scopre da solo, non c’è un allenatore che lo scopre. Io da ragazzo ricevetti la chiamata del vicepresidente della Fiorentina, che mi propose di allenare la Primavera, per non considerarla più settore giovanile, ma il passaggio dal settore giovanile alla prima squadra.
Contano i risultati: io avevo una squadra fenomenale, i miei centrocampisti vinsero poi lo scudetto con il Verona. Potevo impegnarmi solo per farla giocare male. Si lavorava sul risultato e lo sapevo, perché avevo fatto settore giovanile: il risultato era importante e sono convinto che la retrocessione con 20 squadre conti, perché si allenano all’agonismo. Conta il risultato agonistico, poi nei settori più piccoli va spiegato il senso sociale e della sconfitta.
A Empoli avevo capito che, da amante del gioco, avevo perso il piacere e mi ero inaridito. Per questo accettai la Primavera. Guardiola è venuto a Coverciano a parlare agli allenatori e ci disse che le sue rose erano di 18 giocatori. È vero che con 18 giocatori, qualche volta durante l’anno si può andare in difficoltà, però non aveva problemi di gestione del gruppo. In più ne portava 8 dalla Primavera. Io l’ho fatta questa esperienza: alla Fiorentina, c’era Carlo Mazzone in prima squadra e mi prendeva a rotazione 5-6 giocatori. Quando tornavano erano diversi, tecnicamente. Si vedeva la velocità del passaggio, era evidente. Io poi dovevo faticare a rimetterli a posto con la testa, perché tornavano gasati. Però il senso dell’imparare, giocando con gli altri e con quelli più grandi, è il mezzo più importante che c’è.
Noi, alla scuola allenatori, il discorso del talento non lo facciamo. Però delle cose importanti le diciamo, per la formazione generale dei giocatori. È vero, c’è qualche allenatore che sbaglia: definire un allenatore da prima squadra e uno da settore giovanile non mi riusciva da anni. Venne Daniele De Rossi e ci disse: ve lo dico io, a me è sempre interessata la squadra. Ho capito che da subito non era adatto al settore giovanile. A suo padre era sempre interessata alla crescita dei ragazzi, è un allenatore che ha passato la vita nel settore giovanile. Bisogna saperci stare, i nostri allenatori qualche volta sbagliano e a loro dico che, quando vengo a vedere le squadre di 12-13 anni, e mi viene da dire come gioca bene la squadra o come gioca bene la squadra, vuol dire che l’allenatore va cacciato”.






