Juve Stabia, una storia che riconcilia con i veri valori dello sport. Capolavoro Lovisa-Abate
Entusiasmo alle stelle in casa Juve Stabia. Nonostante le problematiche societarie e un grosso punto interrogativo su un futuro ancora indecifrabile, la squadra gialloblu è riuscita nell’impresa di concentrarsi solo e unicamente sul terreno di gioco senza distrazioni di alcun genere. Per il secondo anno di fila i campani hanno conquistato la semifinale playoff, dimostrando che non servono budget roboanti o nomi altisonanti per tener testa a realtà che hanno già concluso la propria stagione e che venivano accreditate da tanti come “superiori”. L’artefice di questo capolavoro si chiama Ignazio Abate, allenatore che aveva l’arduo compito di sostituire un totem come Pagliuca dopo un biennio magico e che, barcamenandosi tra mille problematiche, ha avuto la capacità di formare un gruppo granitico e che a tratti esprime un bel calcio. Diciamo la verità: quando in estate sono andati via i vari Thiam, Floriani Mussolini, Peda, Fortini e Adorante si pensava a un netto ridimensionamento, con la panchina affidata a un tecnico giovane e che a Terni – seppur ingiustamente – era stato esonerato due volte. Invece, oggi, è stata scritta a Castellammare un’altra bellissima pagina di sport, con l’apoteosi al Braglia di Modena e gli applausi da parte di tifoserie di tutt’Italia che riconoscono la bellezza di un percorso ricco di ostacoli, ma che non ha mai scalfito la passione dell’ambiente e il desiderio dei giocatori di entrare nella storia.
In un calcio fatto di società penalizzate, club in grossa difficoltà e atleti che baciano la maglia per poi andar via il giorno dopo per motivi meramente economici, ci sono ancora uomini che incarnano quei valori che si stanno perdendo e che stanno guadagnando unanime rispetto per atteggiamenti che possono essere da esempio specialmente per i più giovani. Tanti “under” o calciatori alla prima esperienza in B che scendono in campo con un mix tra umiltà, ambizione e consapevolezza. Con rispetto, ma senza paura. E con la voglia di alimentare i sogni di un popolo numericamente non numerosissimo sugli spalti, ma che sa trascinare come pochi. Ora, però, è tempo di accantonare i 90 minuti di Modena e di concentrarsi unicamente sul doppio confronto con un Monza che, per organico, avrebbe dovuto stracciare il campionato. Sulla carta non c’è storia, ma già la regular season ha dimostrato che le idee e la determinazione possono colmare il gap: 2-2 al Menti (che stette stretto alla Juve Stabia), sconfitta di misura in terra brianzola pur con 45 minuti tatticamente perfetti culminati in un vantaggio meritato all’intervallo. Il popolo stabiese garantirà il sold out e spera di poter seguire i propri beniamini anche in trasferta per dare una spinta ulteriore. Lovisa, direttore sportivo destinato davvero a una super carriera, si godrà dagli spalti lo spettacolo dei suoi giocatori. Gente presa con pochi euro, in alcuni casi sconosciuta a tanti addetti ai lavori, ma che oggi è sulla bocca di tutti e che farà gola nella prossima sessione di mercato. La formazione non dovrebbe essere molto diversa da quella schierata nel primo spareggio. Confente tra i pali. In difesa le certezze sono Bellich e Giorgini, con possibile ballottaggio tra Varnier e Diakitè. In mediana l’idea potrebbe essere quella di ripartire da subito con Zeroli, riconfermando ovviamente Leone e Correia. In quel caso Mosti agirebbe da trequartista alle spalle dell’unica punta, con Okoro in vantaggio su Gabrielloni e Candellone pedina da utilizzare in caso di necessità.











