Nell’intervista di Cardinale c’è un assente: il più grande simbolo del Milan è diventato innominabile?
Manca la domanda. E di conseguenza manca la risposta. Nelle due interviste, pressoché identiche, rilasciate da Gerry Cardinale nella giornata di oggi (Gazzetta e Corsera) c’è un grandissimo assente, che risponde al nome di Paolo Maldini. Considerato quello che ha rappresentato per il Milan, da giocatore e poi anche da dirigente, sarebbe abbastanza sorprendente. Un po’ meno se si ripensa a come l’ex direttore tecnico abbia lasciato il club di via Aldo Rossi. Del resto pochi giorni fa, nel bel mezzo della contestazione verso l’attuale dirigenza rossonera, alcuni steward si sono premurati di allontanare i tifosi che sventolavano la maglia numero 3 con il suo cognome. La più iconica, non per nulla, nella storia del Diavolo.
Il più grande simbolo del Milan è diventato innominabile? È difficile pensare che l’assenza sia casuale: le interviste hanno regole e grammatica. Si dirà che il tema era un altro, ed è vero soltanto in parte: Cardinale ha detto che ha speso tanto ma, in sostanza, anche male. Che rimetterà in discussione tutto e rivaluterà la dirigenza. In un contesto nel quale vengono analizzate le scelte degli ultimi anni, e il rapporto tra saldo economico e risultati sportivi, non citare l’ultimo dirigente che abbia saputo coniugarli suona abbastanza stonato.
È come se Maldini vivesse una damnatio memoriae, la pena che nell’Antica Roma portava alla cancellazione di qualsiasi traccia pubblica del condannato. Del tutto immeritata, per la sua storia: nessuno come lui ha rappresentato il Milan, e ha vinto con quei colori. Da calciatore - e capitano -, ma anche da dirigente. Non la merita neppure il povero Diavolo, che di questi tempi fatica a ritrovare certezze. Una l’avrebbe, lontana, e sembra che sia un problema addirittura farne il nome.











