Juventus Next Gen, Brambilla: "La C è la palestra migliore. Puczka annata top"
Massimo Brambilla ha parlato a margine del "Trofeo dell'armonia sportiva" di Solomeo, dove la Juventus Next Gen era ospite per la terza edizione della manifestazione. Il tecnico bianconero ha fatto il punto sul percorso di crescita dei suoi calciatori, con giudizi specifici su David Puczka e Adin Licina, e ha difeso con convinzione il modello delle seconde squadre in Serie C.
La crescita prima dei risultati
Partendo dal bilancio stagionale, Brambilla ha chiarito le priorità del progetto: "Arriviamo da un anno durante il quale non abbiamo mai perso di vista il nostro obiettivo primario e cioè la crescita dei ragazzi - racconta a Tuttosport -, che si è vista chiaramente nel corso del campionato. Il tutto sembra venire meno ai risultati sportivi, dal momento che in Lega Pro se non stai costantemente attenti rischi di finire invischiato in zone calde. Anche da quel punto di vista abbiamo condotto un campionato tranquillo, quindi siamo più che soddisfatti. Ma voglio ripeterlo: la crescita delle singole individualità della rosa è il nostro scopo principale".
"Non c'è palestra migliore della Serie C"
Sullo scetticismo di chi ancora dubita del valore delle seconde squadre, Brambilla è stato diretto: "La Next Gen esiste da diversi anni ormai e ha portato risultati eccellenti nello sviluppo sportivo dei singoli calciatori. Iniziano ad essere tanti quelli che hanno avuto modo di esordire con la prima squadra o che comunque giocano oggi ad alto livello in altre realtà d'Europa. Lo scetticismo riguarda chi non conosce a fondo le nostre realtà. I risultati sono pratici, e non voglio fare la lista di giocatori che con noi sono riusciti a fare il salto".
Puczka e Licina: due profili diversi
Sui due calciatori più attesi in chiave sviluppo, il tecnico ha offerto valutazioni differenziate. Su Puczka: "Arriva da un'annata super in termini realizzativi". Su Licina, invece, un invito alla pazienza: "È arrivato negli ultimi giorni di mercato e ha fatto un po' di fatica ad abituarsi ai ritmi e ai carichi del calcio italiano. Non era in una condizione ottimale, poi piano piano si è messo alla pari con gli altri. Le qualità per far bene non gli mancano, c'è solo da avere un po' di pazienza: va aspettato".











