Menu Serie ASerie BSerie CCalcio EsteroFormazioniCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomocremonesefiorentinagenoahellas veronainterjuventuslazioleccemilannapoliparmapisaromasassuolotorinoudinese
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenafrosinonelatinalivornomonzanocerinapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasalernitanasampdoriasassuolo
Altri canali mondialimondiale per clubserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistiche

Lores Varela: “Perinetti un mentore, sarebbe bello iniziare da ds al suo fianco”

Lores Varela: “Perinetti un mentore, sarebbe bello iniziare da ds al suo fianco”TUTTO mercato WEB
© foto di Federico Serra
Alessio Alaimo
lunedì 11 maggio 2026, 09:58Altre Notizie
Alessio Alaimo

Dall’esordio col Palermo, fino all’esperienza Athletic Club Palermo insieme a Giorgio Perinetti. Ignacio Lores Varela è intervenuto ai microfoni di Sicilia Calcio Podcast, in onda su YouTube, per parlare di diverse tematiche calcistiche e del suo futuro da direttore sportivo.

Uno dei passaggi più significativi della sua carriera riguarda l’esperienza al Bari, vissuta in una stagione complicatissima ma allo stesso tempo indimenticabile. Lores non nasconde le difficoltà iniziali: “Arrivo negli ultimi giorni di mercato… eravamo penultimi o ultimi e mancava solo il girone di ritorno. Non era facile come scelta”. Eppure, la voglia di giocare lo spinse ad accettare: “Non volevo stare in una squadra in cui giocavo poco, quindi ho accettato di andare a Bari”.

La realtà si rivelò ancora più dura del previsto, tra problemi economici e stipendi non pagati: “Sapevamo che non prendevamo i soldi”. Tuttavia, proprio in quel contesto nacque qualcosa di unico: “La gente ci aiutava in tutto… c’era chi ci offriva da mangiare o un posto dove stare”. Un legame che si rifletteva anche sul campo: “Giocavamo con lo stadio pieno, era folle. Non eravamo fenomeni, ma Galano sembrava Ribéry”. Nonostante tutto, il Bari riuscì a sorprendere: “Piano piano abbiamo cominciato a vincere, siamo arrivati ai playoff… le trasferte le facevamo in treno con i tifosi, bevendo una birra insieme”.

Gli inizi a Palermo rappresentano invece il salto nel grande calcio. Qui Varela si ritrova in uno spogliatoio ricco di talento: “Entravo e c’erano Balzaretti, Nocerino, Miccoli… insieme a fenomeni”. Su tutti, un nome spicca: “Il giocatore più forte che ho visto è Ilicic”. Ma anche Dybala e Vazquez lo colpiscono non solo per le qualità tecniche: “Sono campioni anche fuori dal campo, molto umili”.

Il debutto in Serie A resta un ricordo indelebile: “Un’emozione unica… il Barbera è uno stadio speciale, molto sudamericano, con la gente attaccata al campo che urla”. Tuttavia, arriva anche un pizzico di rammarico: “Mi dispiace aver vissuto Palermo da così giovane, me lo sarei goduto diversamente se fossi stato più adulto e con più esperienza”.

Fondamentale anche il rapporto con Gennaro Gattuso, che gli diede fiducia al ritorno in rosanero: “Mi fece giocare subito”. Ma la stagione in Serie B non iniziò nel migliore dei modi: “Eravamo quarti o quinti e per Palermo era un fallimento”. Le pressioni erano fortissime: “A Boccadifalco i tifosi ti facevano capire che così non andava bene”.

Tra gli episodi più curiosi, Lores Varela racconta un siparietto con Dybala quando l’argentino ancora non era “esploso” del tutto: “Un tifoso gli disse ‘12 milioni ti abbiamo pagato’ e lui rispose ‘ma che pensi che ce li ho a casa?’”. Poi la svolta con Iachini: “Si pedalava e basta, niente gioco bonito, ma arrivò fatto il record di punti e la vittoria del campionato”.

Parlando del Palermo attuale, Lores Varela non nasconde il suo legame: “Sono rimasto affezionato, sono anche un po’ tifoso”. Sui playoff: “È una delle favorite, ma non è mai semplice”. E aggiunge: “Se non sale è dura… con quello che c’è intorno al Palermo restare in B è complicato”.

Molto toccante il passaggio su Pisa, recentemente retrocesso, una piazza a cui è profondamente legato: “È stato uno dei momenti migliori della mia carriera”. Tuttavia, il ricordo è segnato da un evento tragico: la perdita del padre. “Dopo quel giorno una parte di me si è spenta”, confessa. Un dolore che ha inciso anche sul suo rendimento: “Per due o tre anni non mi interessava più il calcio”. E con grande sincerità ammette: “Mi pento di non aver gestito meglio quel momento, mi sono perso del tempo”.

Nel racconto trovano spazio anche le esperienze successive, come quella al Siena: “Sono andato più per il progetto umano che per i soldi”, grazie alla chiamata di Perinetti e Gilardino. Oppure il Cittadella, definito “una società modello”: “Lì ci facevamo da soli le borse, ti insegna valori veri”.

Infine, l’esperienza più recente all’Athletic, arrivata quasi a sorpresa dopo il ritiro: “All’inizio non ci credevo”. Con una squadra giovane e senza pressioni: “Il nostro obiettivo era salvarci. Piano piano siamo cresciuti… forse potevamo fare meglio, ma resta una stagione importante”.

Lo sguardo è ora rivolto al futuro, con l’idea di intraprendere la carriera da direttore sportivo avendo già superato l’esame. Un percorso ancora agli inizi, ma già ben definito nelle intenzioni: “Perinetti per me è come un secondo padre, un mentore. Sarebbe bello iniziare presto una nuova carriera da direttore sportivo al suo fianco. Quando stai accanto a questi direttori capisci che la strada è lunga”. E conclude con grande lucidità: “Devo fare gavetta, imparare tanto… più ci penso, più mi rendo conto di quanto sia difficile”.

Primo piano
TMW Radio Sport
Serie A
Serie B
Serie C
Pronostici
Calcio femminile