Compie 25 anni una delle esultanze più iconiche del calcio: il "Topo Gigio" di Riquelme
L’8 aprile 2001 non è una data qualunque per il Boca Juniors. In quella notte, nel Superclásico contro il River Plate disputato alla Bombonera, nacque uno dei festeggiamenti più iconici della storia del calcio: il "Topo Gigio" di Juan Roman Riquelme.
La partita finì 3-0 per il Boca allenato da Carlos Bianchi, una squadra dominante in quegli anni. Dopo il vantaggio firmato da Hugo Ibarra, fu proprio Riquelme a prendersi la scena. Al 70’ il numero 10 si fece respingere un rigore da Costanzo, ma fu rapidissimo a ribadire in rete di testa. Il terzo gol, nel finale, lo segnò Guillermo Barros Schelotto, ma ormai tutta l’attenzione era sul fantasista. Dopo la rete, infatti, Riquelme corse verso il centrocampo, si fermò di colpo e portò le mani dietro le orecchie, fissando con sguardo provocatorio il palco presidenziale. Un gesto tutt’altro che casuale: era un messaggio diretto alla dirigenza e in particolare al presidente Mauricio Macri.
Dietro quella celebrazione si nascondeva una grande tensione; Riquelme chiedeva un adeguamento economico dopo aver trascinato il Boca alla conquista di titoli nazionali e internazionali, tra cui due Libertadores e una Intercontinentale. La società, però, si oppose, sostenendo la validità del contratto in essere. "Il gesto? È per mia figlia, a cui piace Topo Gigio", disse ironicamente il numero 10 nel post-partita. Ma il significato era evidente: il rapporto con la dirigenza era ormai incrinato.
Pochi mesi dopo, la cessione al Barcellona per una cifra record segnò la fine di un’epoca. Ma quel gesto, semplice e provocatorio, è rimasto eterno. Una perfetta sintesi di quello che era Riquelme, talento puro e ribelle.











