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Il saluto di Marin: "Pisa mi ha apprezzato prima come uomo, poi come calciatore. La vittoria più grande"

Il saluto di Marin: "Pisa mi ha apprezzato prima come uomo, poi come calciatore. La vittoria più grande"TUTTO mercato WEB
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Claudia Marrone
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Claudia Marrone
Oggi alle 21:20Serie B

Come era già noto, si è definitivamente conclusa l'avventura di Marius Marin al Pisa. Dopo otto anni, il centrocampista saluta la piazza toscana, e lo fa con un messaggio social, dopo che per altro, nell'ultima gara casalinga della stagione, gli era stato negato dal tecnico Oscar Hiljemark il tributo della 'Cetilar Arena': nemmeno un minuto in campo per il giocatore.
Che sul proprio profilo Instagram, si è così espresso:

"Cara Pisa,

non è facile trovare le parole giuste quando arriva il momento di salutare. Dopo 8 anni, questa città, per me, non è stata soltanto una tappa della carriera, Pisa è stata casa, anzi, più di una casa, la mia prima vera casa della mia vita da uomo.
Sono arrivato qui da ragazzo, da solo, con una valigia piena di sogni e di paure, oggi me ne vado con una moglie, un figlio, tantissima esperienza e soprattutto con il cuore pieno di ricordi che porterò con me per sempre.

La prima cosa che sento di fare è ringraziare la società che ha creduto in me fin dal primo giorno, ringraziare tutti i compagni che ho avuto in questi anni, lo staff, i magazzinieri e tutte le persone che lavorano dietro le quinte e tutti gli allenatori che hanno fatto parte del mio percorso. Un grazie speciale va a mister D'Angelo che per me non è stato soltanto un allenatore: mi ha fatto diventare un giocatore ma soprattutto un uomo. Lui e Taddei li porterò sempre dentro di me come una seconda famiglia. E poi grazie a Pippo Inzaghi perché mi ha dato l'opportunità di realizzare quel sogno per cui ero venuto a Pisa, riportare questa città in Serie A dopo 34 anni. Il momento più bello è stato sicuramente il raggiungimento della Serie A, è qualcosa che resterà nella storia e dentro il mio cuore per sempre.
Ma il momento più iconico, quello che non dimenticherò mai è la finale di Trieste: quella sera ho visto davvero cosa significa essere tifosi del Pisa perché è facile esserlo quando si vince, quando sei in Serie A, ma i veri tifosi li riconosci nei momenti difficili, nei chilometri fatti, nelle lacrime, nelle voci che non smettono mai di cantare. E io, il popolo pisano, l'ho capito davvero i questi otto anni, anche nelle stagioni più dure. Anche quest'anno il tifo non è mai mancato, la gente ha continuato a credere in questa squadra e in questi colori. Per questo il coro che porterò per sempre dentro sarà 'Una vita in mezzo ai guai', perché il Pisa è questo, sofferenza, orgoglio, appartenenza e chi ama davvero questi colori lo sa.

Ci sono stati compagni che per me sono stati e diventati fratelli. All'inizio erano Tano, Gucher e De Vitis, questo anno con Caracciolo e Calabresi ho ricreato quel trio speciale che mi ha fatto di nuovo sentire a casa dentro uno spogliatoio.

Ai tifosi voglio dire grazie, soprattutto per una cosa: mi avete apprezzato prima come uomo e poi come calciatore, e questa è la vittoria più grande che porto con me. In questi anni ho sentito tante cose su di me, notizie false, voci di mercato, persone che dicevano che sarei andato via ogni estate, ma la verità è che io sono sempre rimasto perché volevo concretizzare questo sogno insieme a voi. E alla fine ce l'abbiamo fatta. Forse per tanti non ero un giocatore da Serie A, ma io so quanto ho dato per questa maglia e per questa città. I giocatori passano, vanno e vengono, ma quello che ho dato io a questi colori è qualcosa che non si può spiegare facilmente. Se ho un rimpianto è soltanto quello di non poter salutare questa piazza nel modo che avrei voluto, ma non ho rimpianti per il resto perché rifarei tutto da capo, ogni battaglia, ogni sacrificio, ogni anno vissuto insieme.

Porterò Pisa sempre con me, in ogni parte d'Europa, in ogni stadio, in ogni momento della mia vita.
Grazie Pisa.
Grazie pisani.

Il vostro Marius".

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