Konaté a cuore aperto: "Le morti di Jota e mio padre mi hanno devastato. Ero depresso"
A pochi giorni dall’inizio del Mondiale 2026, Ibrahima Konaté ha rilasciato una delle interviste più intime e toccanti della sua carriera. Intervenuto ai microfoni di France Inter, il difensore ormai ex Liverpool ha parlato apertamente delle difficoltà psicologiche affrontate durante la stagione 2025-26, segnata dalla perdita del compagno di squadra Diogo Jota e, pochi mesi più tardi, dalla morte del padre.
Konaté ha ricordato con grande emozione la scomparsa dell'attaccante portoghese, rimasto vittima di un tragico incidente stradale nel luglio scorso. Un evento che lo ha profondamente segnato sia dal punto di vista umano che professionale: "Ancora oggi faccio fatica a rendermene conto. Il suo armadietto è ancora nello spogliatoio e ogni giorno sembra che sia con noi. È stato qualcosa di terribile", ha raccontato il centrale francese.
Il legame tra i due andava oltre il calcio. "Ero anche il suo vicino di casa. Era una persona eccezionale, uno che non cercava la notorietà e voleva semplicemente essere felice con la sua famiglia e i suoi compagni. La sua morte mi ha devastato. In quel periodo non avevo più voglia di niente", ha confessato. Come se non bastasse, nei mesi successivi Konaté ha dovuto affrontare un'altra tragedia personale: suo padre, ricoverato per diverse settimane, è scomparso all'inizio del 2026. "Non sapevo cosa fare. Mi chiedevo se dovessi lasciare tutto e tornare a casa oppure continuare a giocare perché la squadra aveva bisogno di me. Mi sono tenuto tutto dentro e questo è stato un errore", ha spiegato.
Da questa esperienza nasce il messaggio che il difensore ha voluto lanciare a chi vive momenti difficili: "Quando si sta male bisogna parlarne. Chiedere aiuto non è una debolezza, anzi può fare la differenza". Il francese ha poi affrontato senza tabù il tema della salute mentale nel calcio professionistico. "Anche i calciatori possono soffrire di depressione e non bisogna vergognarsene. Ho sentito spesso dire che chi guadagna tanti soldi non può stare male, ma sono sciocchezze. La depressione è qualcosa di profondo e personale". Il supporto ricevuto e il percorso intrapreso per elaborare il dolore gli hanno però permesso di rialzarsi: "La depressione nasce nel cuore, arriva alla mente e finisce per coinvolgere tutto il corpo. Per questo bisogna parlarne e non affrontarla da soli", ha concluso.











