Caso Man City, la situazione si complica: il suo presidente gode di immunità diplomatica
Spuntano notizie poco incoraggianti per la Premier League sulla questione Manchester City: secondo quanto riportato dal Financial Times, il presidente del club, Khaldoon al-Mubarak, gode dell'immunità diplomatica da ben sei anni. Questo significa che non potrà essere perseguibile dalla legge inglese.
Il presidente del Manchester City gode da sei anni dell'immunità diplomatica
Al-Mubarak è stato inserito nel 2020 nell'elenco ufficiale britannico dei diplomatici autorizzati, garantendogli l'immunità da qualsiasi indagine penale e anche civile sul territorio britannico. Proprio in quest'ultimo caso è stata avviata nel 2018 l'indagine nei confronti del Manchester City per l'aggiramento delle regole del Financial Fair Play nel periodo 2009-2018.
In tutto questo, cosa cambierebbe nei confronti del Manchester City?
La situazione è complicata, anche perché è possibile che giocatori e club di Premier League sono pronti ad avviare una causa ritenendo di aver avuto danni economici ingenti per colpta delle manovre illecite del City. Se il Serious Fraud Office dovesse avviare un procedimento penale, dovrebbe farlo sulla base delle leggi confro le frodi in vigore al momento dei presunti illeciti. E tali norme richiedono ai pubblici ministeri di dimostrare che la figura al vertice che controlla l'entità societaria fosse coinvolta.
Per Nick Vamos, ex responsabile delle estradizioni presso il Crown Prosecution Service, Mubarak "beneficerebbe anche dell'immunità dalle azioni civili connesse alle sue funzioni ufficiali". E che "potrebbe sorgere un dibbattito sul fatto che le attività in questione rientrassero in tali funzioni o fossero questioni di natura privata".
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