Il nuovo Milan, un Di Maria stratosferico e una Joya in più
Il Milan passa ufficialmente di mano ma è come se pur rimanendo nella stessa linea di filosofia facesse un passo in avanti, deciso, in più. RedBird non vuole andare in una direzione diversa rispetto a quella che Elliot ha tenuto finora. Le potenzialità che ha visto nel Milan sono notevoli in un contesto - come quello italiano - che può soltanto crescere nel suo insieme.
Elliot in questi anni ha fatto un lavoro straordinario: in campo (vincendo) e fuori (rimettendo a posto i conti) e non è stato frutto del caso.
E’ riuscita a contrarre una situazione debitoria importante e dopo il rosso record di 196 milioni (dovuto chiaramente anche dalla pandemia) quest’anno le previsioni dicono che si attesterà intorno ai 50, la perdita. Un quarto. In due anni. Per farlo ha mosso le due classiche leve: aumentare ricavi, abbassare i costi. Gazidis infatti è riuscito a portare i ricavi più o meno agli stessi livelli di 10 anni fa. E in questa stagione probabilmente si sono sfondati i 280 milioni.
Gli stipendi sotto la gestione Elliot sono piano piano diminuiti. Il dato è ancor più interessante se consideriamo il rapporto stipendi ricavi: il Milan passa dal 99% a un 55-60% di questa stagione. Un risultato straordinario, già abbondantemente in linea con il nuovo FFP.
Continueranno i rossoneri quindi nella linea che avevano già tracciato con maggior consapevolezza e maggior decisione. Magari con una capacità di spesa leggermente superiore: ma i nomi sempre quelli rimangono.
La partita dell’Italia invece consegna (oltre a tutte le riflessioni sulla Nazionale) tre messaggi di mercato. Lautaro è un giocatore internazionale e fa bene l’Inter a considerarlo incedibile. Dybala idem e sempre l’Inter che lo corteggia prova a tenerlo sempre caldo, sapendo che ora non è nelle condizioni di poter chiudere anche perché ha ancora aperta la possibilità di un ritorno di Lukaku. E che Di Maria (qualora ce ne fosse bisogno) è un giocatore da prendere senza ombra di dubbio, che peraltro è quello che pensa anche la Juventus (Cherubini era a Londra, per omaggiare Chiellini, ma avrà visto anche lui le perle dell’argentino). Un giocatore del genere con la sua esperienza, la sua qualità, le sue capacità non può che far crescere la Juventus. Il problema rappresentato dalla durata del contratto è risolvibile: unica variabile potrebbe essere se in questo momento (visto che siamo all’inizio del mercato) il tempo possa essere sfruttato in maniera diversa, visto che le vie del mercato sono imprescindibili. Ma per quello che propone oggi il mercato non c’è storia: Di Maria è al top.
Così come Pogba che dovrà decidere prima o poi se accettare la proposta della Juve (8 più una serie di bonus alcuni facilmente raggiungibili e altri meno) o quella del PSG certamente più ricca, ma probabilmente con meno sapore. Almeno così sperano in casa Juve.
All’Inter dopo l’addio di Perisic la strategia è lanciare definitivamente Gosens dopo il periodo di apprendistato e puntare su giovani: il nome su cui in questo momento è concentrata la dirigenza nerazzurra è Bellanova che il Cagliari ha appena riscattato dal Bordeaux. Intanto sempre a Milano aspettano il sì definitivo (anzi la firma) di Mkhitaryan. L’alternativa è sempre la Roma e nelle scorse settimane i giallorossi hanno proposto al giocatore un contratto di un anno più un’altra stagione a 3,5 mln più bonus (ogni 15 partite per un massimo di 4,1) con rinnovo automatico al raggiungimento del 50% delle partite stagionali e se i giallorossi si qualificano in Europa.
Per quanto riguarda le panchine in A: l’Empoli si è separato da Andreazzoli (che potrebbe finire a Cagliari) e al suo posto andrà Zanetti (che proprio nelle scorse ore ha chiuso il suo rapporto con il Venezia). La Cremonese invece non ha ancora risolto la questione Alvini con il Perugia: non c’è accordo tra i due club per liberarlo e permettergli di firmare la nuova intesa. Per liberarlo, infatti, il Perugia chiede un indennizzo importante e non intende cambiare linea per una questione di rispetto.






