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Sarri silurato troppo in fretta. La Juve di Pirlo ha gioco e numeri peggiori: nel mirino le scelte di Agnelli. Ronaldo, che succede? E spunta Zidane. Inter, il Derby è una grande occasione. Ma il Milan c’è

Sarri silurato troppo in fretta. La Juve di Pirlo ha gioco e numeri peggiori: nel mirino le scelte di Agnelli. Ronaldo, che succede? E spunta Zidane. Inter, il Derby è una grande occasione. Ma il Milan c’èTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Federico De Luca
venerdì 19 febbraio 2021 08:00Editoriale
di Enzo Bucchioni

La sconfitta della Juventus contro il Porto è sicuramente inattesa per come è arrivata, per l’incapacità di far gioco e di reagire soprattutto nel primo tempo, ma di cosa vi meravigliate?

La Juventus è quella stessa squadra che ha perso in casa tre a zero con la Fiorentina sedicesima in classifica, che ha pareggiato con Crotone e Benevento. Una squadra in costruzione che non ha ancora una personalità e un gioco definiti e maturi, un allenatore-apprendista in panchina e quindi alterna prestazioni buone ad altre discrete, a volte si smarrisce alla ricerca di sé stessa. Se riflettiamo un attimo, è tutto nella più classica casistica calcistica. Quasi da manuale delle squadre in costruzione. Non servivano maghi, fattucchiere e oroscopi a prevederlo, il calcio a volte assomiglia all’aritmetica. E sono proprio i numeri a confermare dubbi e perplessità, o meglio, a dirci che questa Juventus del nuovo corso sta faticando a trovare certezze.

Sapete quanti punti ha in meno la Juve di Pirlo rispetto alla Juve di Sarri? Ben dodici. Per non parlare dell’ultima di Allegri: diciotto. E’ vero che deve da recuperare la gara con il Napoli, ma sinceramente non è partita da uno fisso.

E allora?

Mi viene da pensare che sia arrivato il momento di rivalutare il lavoro di Sarri che comunque lo scudetto lo ha conquistato dopo aver comandato il campionato e superato il lockdown, e di porci una domanda: siamo sicuri che esonerarlo sia stato giusto e calcisticamente corretto?

Sicuramente questa decisione ha lasciato allora e lascia oggi (a maggior ragione) delle perplessità non tanto sulla iniziativa legittima in sé, quanto sulla programmazione della dirigenza della Juventus che ha rinnegato nel giro di pochi mesi una scelta forte e innovativa. E’ vero, lo sappiamo, non c’era feeling fra gran parte della squadra e Sarri. I suoi sistemi non avevano fatto breccia, era contestato dai senatori, anche caratterialmente forse non era da Juventus, ma tutto questo non era preventivabile? E chi era l’allenatore Sarri non lo sapevano Agnelli, Nedved e Paratici prima di prenderlo?

L’esonero di Sarri non è stata una sconfitta dell’allenatore, ma della Juventus che non ha avuto la forza di imporlo, di proteggerlo e difenderlo fino in fondo, facendosi invece scavalcare dalla squadra. Un segnale negativo e diciamolo, non da Juventus.

Decisione aggravata dal fatto di non avere pronto un allenatore in grado di dare sicurezze superiori a quelle di Sarri, di garantire certezze e un nuovo inizio.

Nel momento in cui mando via Sarri che vince lo scudetto avrei dovuto sostituirlo con uno Zidane, un Pochettino, uno di questa categoria, insomma. Niente di tutto questo, la Juve ha messo in mano la prima squadra a un grande ex che non aveva mai allenato e per il quale avevi già programmato un futuro di apprendistato nell’Under 23. Tutte cose non da Juve che adesso, inevitabilmente, i bianconeri stanno pagando.

Se la Juventus avesse avuto forza e coesione societaria, l’estate scorsa avrebbe dovuto imporre duramente la conferma di Sarri per almeno un altro anno senza piegarsi ai giocatori, consentendo così anche a Pirlo di prendere confidenza con il ruolo. E’ vero che non ci sono controprove, ma probabilmente Sarri si sarebbe trovato meglio e i suoi sistemi sarebbero stati più efficaci proprio con questa Juventus profondamente rinnovata e con tanti giovani. Errore doppio, mettere in mano una squadra giovane e rinnovata a un allenatore principiante.

Per carità, poi parliamo sempre di una grande squadra e di un grande organico, ma vedere la Juve che sbaglia come una società qualsiasi è sorprendente. Forse dieci anni di successi ci hanno fatto pensare a una società perfetta nel pensare e programmare calcio. Probabilmente lo è stata, dall’esonero di Allegri in poi, anche in sede di mercato (il no a Haaland grida vendetta) le crepe si sono viste e si stanno vedendo.

C’è stanchezza? Il Trio ha perso coesione e feeling? Non lo so, i problemi ci sono e, diciamolo, dopo tanti anni potrebbe essere anche normale.

Non voglio tornare poi su cose scritte e riscritte mille volte della serie: come si fa a smontare tutto il centrocampo e non comprare neanche un campione del ruolo? Fino a pochi mesi fa i titolari erano Matuidi e Khedira campioni del mondo, con Pjanic giocatore di livello internazionale, oggi sostituiti da interessanti o buoni prospetti che devono crescere.

Poi c’è da sottolineare il momento negativo di Ronaldo. Che succede? L’anno scorso s’era pensato che fosse proprio lui uno dei senatori non in perfetta sintonia con Sarri (ricordate la sostituzione contestata?) e quest’anno quale è il problema? Nessuno discute uno dei più grandi calciatori della storia del calcio e la sua capacità comunque di incidere sulle gare e a volte di risolverle con le sue giocate, è evidente però che il suo essere decisivo stia diventando meno frequente. In particolare è difficile ricordare la sua assenza completa o quasi in novanta minuti di gioco come successo a Oporto e in altre partite recenti. Un momento normale per un giocatore e una macchina perfetta che però ha compiuto 35 anni? Forse. C’è da preoccuparsi? Non credo, ma è un tema. Il problema è il gioco di Pirlo, l’affollare troppo gli spazi, far coprire da altri (Chiesa soprattutto) zone di sua competenza come la fascia sinistra? Se così fosse urge chiarimento e macchina indietro.

Insomma, la riflessione sulla Juventus e dintorni è vasta e parte da un presupposto: questa squadra dovrebbe essere sempre protagonista e non lo è.

Credo che nel ritorno riuscirà a ribaltare il risultato con il modesto Porto, quasi sicuramente andrà ai quarti di Champions ma, viste le avversarie, quale futuro l’aspetta?

E anche in campionato non sembra facile recuperare tanti punti con diverse avversarie toste, non solo Inter e Milan, che lottano per la Champions.

Morale: se non arrivasse lo scudetto e non dovesse regalare gioie la Champions, Pirlo sarebbe confermato?

Domandone. Si riparla di Zidane, sogno antico. E allora sarebbe la conferma che in questo momento il progetto calcistico della Juve non è chiaro e, soprattutto, non si crede nella programmazione e in quello che si fa. Tutto molto pericoloso.

L’eredità della Juve la sta raccogliendo Milano. Domenica il Derby ci dirà se l’Inter è pronta a piazzare l’allungo decisivo di primavera. Per la solidità della squadra, il lavoro di Conte sul solito gruppo che dura da un anno e mezzo e l’assenza di coppe e coppette per distrarsi, confermano i pronostici estivi. Ma il Milan c’è, lo stop della Spezia lo derubricherei a incidente di percorso, e le motivazioni del gruppo di Pioli sono tante. L’agilità e la qualità dei rossoneri possono mettere in difficoltà i nerazzurri.

E poi dalla rivalità fra Ibra e Lukaku (a distanza, ovvio) può nascere una partita nella partita.

Ecco, quando vedo giocare Inter e Milan, ma spesso anche Roma, Lazio, al di là dei risultati e soprattutto degli scontri diretti sui quali incidono altre variabili, ho la sensazione che siano più avanti della Juve nella loro idea di calcio. Però, attenzione, nonostante le difficoltà dalla Signora c’è sempre da aspettarsi un colpo d’orgoglio.

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