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Rangnick dice no al Milan. È un film già visto e in mezzo c'è ancora Ibrahimovic

Rangnick dice no al Milan. È un film già visto e in mezzo c'è ancora Ibrahimovic TUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Gaetano Mocciaro
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Gaetano Mocciaro
Oggi alle 00:42I fatti del giorno

Ralf Rangnick ha deciso di dire no al Milan, stanco dello standby in cui è stato lasciato dalla proprietà.

Rangnick aveva chiesto pieni poteri
Ricordiamo che il tedesco era stato cercato dal club rossonero, disposto ad affidargli il ruolo di capo dell'area tecnica, con Rangnick che ha aperto pur chiedendo pieni poteri in merito e senza interferenze. Portando uomini fidati, come Glasner o Jaissle in panchina e Johannes Spors come direttore sportivo, oltre a Christopher Vivell, capo scout del Manchester United. Il Milan ha ascoltato le condizioni, senza dare l'ok definitivo. Nel frattempo la Federcalcio austriaca ha sempre ribadito piena fiducia sulla permanenza di Rangnick alla guida della selezione anche nel biennio che porterà a Euro 2028.

Pesa il fattore Ibrahimovic
La figura di Ibrahimovic vicina a quella di Rangnick, per quello che è successo in passato e anche per il tipo di modalità di lavoro, di figura e di personalità non era facile da far coesistere. Anche questo è stato un fattore che ha allontanato Rangnick dal Milan.

Rangnick-Milan, niente di fatto. Come nel 2020
E così Ralf Rangnick al Milan sfuma per la seconda volta. Già la precedente gestione era affascinata dal mondo Red Bull, che unisce sostenibilità e risultati. Certo, farlo al Salisburgo o al Lipsia non è la stessa cosa che farlo al Milan, dove l'asticella si alza. Ma era già tutto fatto, con gli approcci nell'autunno 2019 che avrebbero portato presumibilmente all'addio di Paolo Maldini. Boban salterà prima, accusando Elliott di essere stato irrispettoso nel scavalcarlo nella scelta del tedesco. E sarebbero andati via Stefano Pioli, Simon Kjaer e Zlatan Ibrahimovic.

Le parole di Rangnick su Ibrahimovic nel 2020
Proprio Rangnick in una sua intervista dell'estate 2020 parlerà del mancato approdo in rossonero: "Non è nel mio stile insistere su giocatori di 38 anni. Non perché non siano abbastanza bravi e Ibra certamente lo è. Ma perché preferisco creare valore, sviluppare talento. Per me ha poco senso puntare su Ibra o Kjaer, ma è la mia idea, né giusta né sbagliata. Semplicemente diversa".

Il dietrofront di Gazidis. E addio anche a Szoboszlai
Come è andata è storia: il Milan post-Covid inizia a vincere tutte le partite, si qualifica in Europa League, Ibra è il totem in campo, il gruppo sta con Pioli. E l'ad Ivan Gazidis fa un passo indietro, si scusa con Rangnick e decide di lasciare tutto così com'è. Per la cronaca, il Professor tedesco avrebbe portato un certo Dominik Szoboszlai, oggi stella del Liverpool.

Come sei anni fa, Ibra resta e Rangnick non arriva
Sei anni dopo lo scenario si ripete, con tempi, attori e modalità diverse. Non c'è più Elliott ma RedBird, non c'è nessun dirigente o allenatore che rischia di essere scavalcato, essendo stati tutti esonerati. C'è sempre la richiesta di Ragnick di avere pieni poteri. E c'è sempre Ibrahimovic, stavolta non in campo ma in qualità di consigliere del presidente. Che dopo aver contattato il tedesco e ascoltato il suo piano lo ha lasciato in standby, al punto da farlo stancare. Il finale è ancora lo stesso, Rangnick non arriva e Ibra resta.

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