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Lo scudetto logora chi non ce l’ha: la Serie A è una guerra di nervi tra chi non l’ha mai vinta

Lo scudetto logora chi non ce l’ha: la Serie A è una guerra di nervi tra chi non l’ha mai vinta TUTTOmercatoWEB
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Ivan Cardia
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Ivan Cardia
lunedì 28 febbraio 2022, 14:15Il corsivo

Parafrasando uno dei più longevi protagonisti della politica italiana, si potrebbe dire che lo scudetto logora chi non ce l’ha. Solo così si spiegherebbe il monologo - a favore di camera - di Luciano Spalletti il quale, dopo aver messo il muso avanti a tutti e battuto un colpo che definire pesante è un eufemismo, si è lanciato in una lunga intemerata circa il clima mediatico contro cui il suo Napoli deve correre. Dall’Olimpico, gli azzurri sono tornati con una vittoria dal peso specifico molto alto, sia per l’avversario - la Lazio sempre più sarrista - che per le modalità con cui è arrivata.. Tre punti che consentono, aspettando il sempiterno recupero dell’Inter col Bologna, a Insigne e compagni di piazzarsi al primo posto, alla pari col Milan.

Le ragioni di Spalletti. Sono quelle di chi, a questo punto, non può fare altro che crederci. Quali siano i reali obiettivi nel mirino del tecnico toscano, o se più genericamente non voglia soltanto tenere alte la tensione e l’attenzione, lo sa soltanto lui. È consapevole di avere il calendario più complicato del lotto, ma lì in alto non può non sentire l’odore di un traguardo che sarebbe storico, ove tagliato. Per lui e per il suo club. Sulle argomentazioni, però, pesa anche una certa incognita. Per dirne una, chi ha sostenuto che dovesse togliere uno come Fabian Ruiz? Nessuno, in verità. Così come nessuno ha mai detto che non vincere lo scudetto, per questo Napoli, sarebbe un fallimento. Del resto, dirlo di una squadra che ha sì il terzo monte ingaggi della Serie A, ma è anche la meno avvezza al tricolore di quelle che oggi se lo contendono, sarebbe un’affermazione quanto meno azzardata. Sul carattere si può anche discutere, ma l’impressione è che il monologo di Spalletti sia soprattutto la dimostrazione di quello che questa corsa a tre - o quattro? - si sta dimostrando.

La Serie A è una guerra di nervi tra chi non l’ha mai vinta. È il rovescio della medaglia rispetto alla novità di cui scrivevamo pochi giorni fa. A meno di un clamoroso ritorno della Juventus, a vincere il campionato sarà un allenatore che non lo ha mai vinto in carriera. Spalletti in Russia, è vero, ma parliamo di qualcosa di diverso. In due casi su tre - escludiamo l’Inter per ovvie ragioni - anche i rispettivi giocatori non hanno grande o alcuna esperienza di trionfi. Per questo, per esempio, ritrovare Ibra può essere un fattore per il Milan. Ma torniamo allo scudetto che logora chi non ce l’ha: lottare sul filo del rasoio per un obiettivo mai conseguito mette pressione, anche a chi sulla carta ne dovrebbe avere meno. E la sensazione di una crisi psicologica, più che fisica o tecnica, è quella che in fondo trasmettono le ultime uscite di Inter e Milan. L'abitudine è anche l’arma principale che avrebbe la Juve, se non fosse che per vincere dovrebbe mettere in fila undici vittorie e comunque incrociare le dita. Più degli infortuni, che un po’ tutti hanno, più degli alti e bassi in campo, che un po’ tutti hanno, a decidere chi si prenderà lo scudetto sarà la tenuta mentale da qui all’arrivo. Mancano 990 minuti più recupero: uno più pesante dell’altro.

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