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Bellingham rompe il silenzio: "Uniti possiamo fare grandi cose". E posta la poesia dell'autista

Bellingham rompe il silenzio: "Uniti possiamo fare grandi cose". E posta la poesia dell'autista
© foto di www.imagephotoagency.it
Tommaso Maschio
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Tommaso Maschio
Oggi alle 15:19Mondiali 2026
Il numero 10 dell'Inghilterra chiede scusa per l'eliminazione contro l'Argentina in semifinale ringraziando i tifosi a casa e negli Stati Uniti. E pubblica la poesia che l'autista della squadra ha dedicato ai 'Tre Leoni'

La stella dell’Inghilterra Jude Bellingham ha rotto il silenzio dopo la sconfitta in semifinale contro l’Argentina arrivata al termine di una seconda metà della ripresa disastrosa dal punto di vista tattico. Il numero 10 ha infatti pubblicato un post sui propri canali social in cui chiede scusa ai propri tifosi pubblicando poi una poesia di quattro pagine che l’autista della squadra Michael Chandler ha voluto dedicare alla nazionale dei Tre Leoni.

Il post di Bellingham

“Stavo cercando davvero le parole giuste per quanto successo (contro l’Argentina NdR) e per le ultime settimane. Ma questo messaggio del nostro autista in Kansas centra perfettamente il punto. - si legge sui canali social di Bellingham – Grazie per il supporto incredibile da casa e per coloro che hanno speso i loro soldi, guadagnati con fatica, per viaggiare negli USA e sostenerci. Non lasciate che l’unità e l’amore che abbiamo visto nel nostro paese finiscano con questo torneo. Quando siamo insieme possiamo raggiungere grandi cose. E lo faremo. Vi voglio bene”

Il testo completo della poesia (tradotta in italiano)

Un'anima resa forte, un'anima sicura.
Il Leone non vanta ad alta voce,
né cerca la lode di ogni folla.
Sa che il ruggito che squarcia la notte
nasce quando la paura s'incontra con la forza.
La sfida non è solo contro il nemico,
la vera battaglia è con il sé sconosciuto.
Prima che un passaggio sia compiuto con grazia,
il cuore deve prima aver vinto la sua corsa.
Perché la forza è più che velocità travolgente,
o piantare saldamente ogni scarpino.
Vive dentro la volontà di ferro,
di risalire la collina più ripida.
Il corpo si stanca. I polmoni si stringono.
Le gambe diventano pesanti nella lotta.
Eppure le menti salde rifiutano la ritirata,
trascinano i più stanchi in piedi.
La resistenza è un'amica fedele,
cammina al tuo fianco fino alla fine.
Mentre altri cedono al comando del dolore,
lei sussurra piano: "Resisti".
La mente scaltra supera il forte
che si precipita con furia tutto il giorno.
Un passaggio paziente, un ritmo misurato,
vincerà per sempre l'impazienza spericolata.
Il falco può vedere il campo dall'alto,
il Leone vince attraverso l'amore saldo
per ogni movimento, ogni corsa,
dove molte menti diventano una sola.
Perché le tattiche non sono trucchi nascosti,
ma saggezza affilata sul campo.
Sapere quando l'incalzare serve al giorno
e quando la moderazione diventa la via.
La tempesta può infuriare. La folla può gridare.
Il punteggio può rifiutare il cielo.
Eppure nessuno di questi comanda l'anima
il cui scopo governa ogni obiettivo.
Nessun arbitro può rubarti la scelta,
nessun canto ostile può affogare la tua voce.
Il mondo può tremare, la notte può bruciare,
la tua risposta plasma l'ultima svolta.
L'Inghilterra indossava i Tre Leoni splendenti,
non inseguendo la fugace luce della gloria.
Cercavano invece un premio più nobile:
dominare se stessi davanti agli occhi degli uomini.
Fidavano nei piedi che anni avevano allenato,
fidavano nelle menti che la calma aveva conquistato,
fidavano nei cuori che non si sarebbero piegati,
sebbene ogni minuto si avvicinasse alla fine.
Un movimento perfetto,
un passaggio altruista,
un momento nato da innumerevoli prove.
La rete cedette,
la folla si sollevò,
il tuono rimbombò tra amici e nemici.
La vittoria appartiene a coloro
che dominano se stessi prima dei colpi,
e quindi si guadagnano un nome più grande
di quelli che semplicemente giocano la partita.
Il fischio suonò,
la contesa finì,
l'opera dei Tre Leoni era stata compiuta.
La vittoria ora era il punteggio,
sollevando l'oro per sempre.
Ma il più grande trionfo, chiaro da vedere,
era la silenziosa padronanza di sé.
Perché i trofei si offuscano
e le folle diventano mute,
il tempo stesso sopravvive a ogni abilità.
Ma coloro che governano sia cuore che mente
lasciano paura e dubbio molto lontano.
Cammina dunque sull'antica via del Leone,
porta con calma ogni fardello,
affronta ogni prova fermo e vero,
lascia che la disciplina sia la forza in te.
Perché la fortuna non favorisce chi grida più forte,
né sempre incorona la folla più grande.
Spesso cammina accanto a colui
la cui battaglia più dura è stata vinta
non sul campo sotto le luci,
ma nel profondo, attraverso notti insonni.
E quando il fischio finale canta
e la vittoria solleva le sue ali d'oro,
il ruggito più vero si sentirà ancora.

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