Il Brasile non ha più i campioni di una volta. Ancelotti da solo non poteva bastare
L'eliminazione contro la Norvegia fa male, forse più di quelle degli ultimi Mondiali. Non perché il Brasile meritasse necessariamente di passare, ma perché, per la prima volta dopo anni, aveva dato l'impressione di essere una vera squadra: organizzata, compatta, equilibrata. Meno spettacolare rispetto al passato, ma più credibile. Eppure non è bastato.
Sei attaccanti non fanno un Haaland
La Seleção ha giocato, ha creato, ha avuto le occasioni migliori prima del gol di Haaland. Se la partita è rimasta in equilibrio per oltre un'ora, gran parte del merito è di Nyland, autore di interventi decisivi, tra cui il rigore parato a Bruno Guimaraes. Il Brasile c'era, era dentro la partita, ma nel momento in cui serviva il colpo del fuoriclasse, è rimasto senza risposta. Ed è qui che emerge il vero limite: non quello dell'allenatore, ma quello della qualità individuale. Vinicius è un campione, ma non può caricarsi da solo il peso di un'intera nazionale, Marquinhos è un leader, ma non basta in una squadra che continua a pagare l'assenza di un vero regista e soprattutto di un autentico numero nove, uno con esperienza internazionale.
Le scelte di Ancelotti sono state sicuramente discutibili: il ritorno di Neymar è sembrato più una concessione al sentimento popolare che una decisione tecnica, mentre affidarsi a un Endrick ancora acerbo si è rivelato un rischio, certificato dall'errore fatale davanti al portiere avversario, con la strada spianata. Anche la mancata convocazione di Joao Pedro ha sollevato più di un interrogativo. Tutti temi che la critica sta già affrontando per trovare una spiegazione all'ennesima delusione.
Ma il problema viene da lontano. Dopo Ronaldo, e solo in parte Adriano, il Brasile non ha più prodotto un centravanti dominante. Cunha, Igor Thiago e gli altri sono buoni giocatori, ma non valgono mezzo Haaland. Ed è questa la differenza: oggi il Brasile sembra finalmente una squadra, ma quello che manca sono i campioni che trasformano una buona prestazione in una vittoria. Ed è proprio questo che, un tempo, rendeva la Seleção diversa da tutte le altre.






