La macchina perfetta e l’uomo dietro le quinte: il lucano angelo custode di Haaland
Dietro l’esplosione - tutt'altro che inattesa - della Norvegia ai Mondiali 2026, culminata nell’eliminazione del Brasile e nella qualificazione ai quarti di finale, non ci sono solo il talento e la vena realizzativa di Erling Haaland. C’è anche una presenza silenziosa, quasi invisibile, ma considerata fondamentale: quella di Mario Pafundi.
Originario di Pietragalla, in Basilicata, paese noto per i "Palmenti" (tipiche costruzioni che rimandano alle case degli Hobbit), il 46enne Pafundi è oggi uno dei punti di riferimento nello staff medico della nazionale norvegese e del Manchester City. Sport therapist di lungo corso, ha costruito la sua carriera tra ciclismo e calcio d’élite: dagli anni nel Team Sky (al fianco di Wiggins) fino alla chiamata di Pep Guardiola nel 2016, quando entra stabilmente nell’universo City. Da allora il suo ruolo si è trasformato fino a diventare un rapporto quasi personale con Haaland: non solo recupero e prevenzione, ma un lavoro quotidiano su attivazione muscolare, gestione dei carichi, equilibrio fisico e mentale.
Un ex ciclista che controlla un robot con precisione scientifica
"Lavoriamo su pre-attivazione e recupero, controlliamo ogni dettaglio del suo corpo. A volte parliamo e basta, perché non sempre serve lavorare: bisogna anche lasciare fluire le cose", ha raccontato lo stesso Pafundi, che definisce il suo ruolo con due parole: "angelo custode". Per lui Haaland è un atleta unico: "È come guidare una Ferrari senza freni, ma che sa leggere ogni situazione", una definizione che sintetizza l’idea di un campione fuori scala, ma controllato con precisione quasi scientifica.
Ex ciclista, cresciuto tra sacrificio e disciplina, Pafundi ha portato nel calcio un approccio da sport di endurance: meticoloso, continuo, ossessivo nei dettagli. Una filosofia che si è sposata perfettamente con quella del centravanti norvegese. Oggi, mentre Haaland domina il Mondiale e trascina la Norvegia tra le grandi, il lavoro dietro le quinte del professionista lucano resta una delle chiavi meno visibili ma più importanti del successo scandinavo. Una storia che unisce due mondi lontani - la Basilicata e la Norvegia - attraverso un’idea semplice: la performance non nasce solo dal talento, ma dalla cura totale del corpo e della mente.






