Aldo Agroppi, la dedica del figlio Nilio
E la sua storia personale e professionale è stata sicuramente da romanzo e merita di essere raccontata. Tutto comincia negli anni '60, quando Agroppi tira i primi calci nelle giovanili del Piombino, poi Torino e Genoa, gioca con Ternana e Potenza in Serie C prima del ritorno in granata dove diventa una bandiera: otto stagioni, 212 presenze e 15 gol con la doppia ciliegina delle Coppe Italia vinte nel 1967-68 e 1970-71. Ha esordito in Serie A il 15 ottobre 1967, giorno della morte di Gigi Meroni dopo Torino-Sampdoria. Da calciatore chiude nel 1977, dopo due stagioni a Perugia, avendo indossato anche la maglia della Nazionale in cinque occasioni, la prima il 17 giugno 1972 in amichevole a Bucarest contro la Romania.
Dopo la carriera da calciatore, il passaggio alla panchina, e la seconda vita calcistica da allenatore: inizia col Pescara in Serie B nel 1980-81, la stagione successiva guida il Pisa alla promozione in A. Una breve parentesi al Padova, dal quale si dimette per quel male, la depressione, che come lui stesso ha più volte raccontato lo ha accompagnato fino alla fine. Ma nonostante tutto al calcio non ha rinunciato, sfiorando la Serie A col Perugia nel 1984-85 quando perde un solo match in campionato, che resta un record per il torneo cadetto. Poi la grande chiamata della Fiorentina, sempre in B, che però è segnata da un forte contrasto con gli ultrà viola che gli contestano la gestione della bandiera Antognoni.
Il primo marzo 1986, fuori dallo stadio Franchi, viene sfiorata la rissa con i tifosi ma Agroppi viene soccorso da Daniel Passarella, un vero leader dello spogliatoio sia nell'Argentina campione del mondo che nei club, come nella stessa Fiorentina e poi successivamente per due stagioni all'Inter. Le liti: altro marchio di fabbrica di Agroppi. Da Antognoni a Gentile, passando per Lippi, il tecnico di Piombino non ha risparmiato nessuno senza mai - raccontava poi - portare rancore. Nella sua parabola calcistica c'è stato spazio anche per una squalifica per quattro mesi per omessa denuncia nel caso del Totonero-bis. Prima di chiudere, senza grosse fortune, sulle panchine di Como, Ascoli e ancora Fiorentina.
Con i viola l'ultima panchina datata 1993. "Allenare è bello quando vinci, se perdi tutto è complicato" diceva Agroppi quando raccontava del male che lo logorava dentro. Della sua depressione non aveva fatto mistero, come dell'infanzia complicata, vissuta con i nonni, i genitori separati e un fratello morto giovanissimo.
Dopo l'uscita dal calcio giocato e "allenato" apre un'altra parentesi, diventa opinionista televisivo - uno dei primi - segnalandosi per il suo modo di commentare diretto, per il suo modo di vedere il calcio e le sue posizioni anticonformiste. Non passavano inosservati i toni accesi e sarcastici.
Nel 1967 sposa Nadia, l'amore di una vita: trascorrono quasi sessant'anni di matrimonio insieme. Dalla loro relazione nascono due figli: Nilio e Barbara
Il 2 gennaio 2025 Aldo muore nella sua Piombino, cittadina in cui era nato e che non ha mai abbandonato.
Nel giorno della nascita di Aldo (14 aprile 1944), il figlio Nilio lo ricorda:
Perdere te babbo è stato un dolore che non si può spiegare.
Un vuoto che non fa rumore, ma che si fa sentire nei dettagli, nel silenzio improvviso,nei ricordi che tornano senza preavviso, nelle parole che avrei voluto dirti ancora una volta.
Ma in mezzo a quell'assenza che brucia, c'è una certezza che mi tiene in piedi: non mi è mai mancato il tuo amore.
Oggi vivi nei miei gesti, nei valori che porto dentro, nella mia maniera di prendermi cura degli altri, nella forza che a volte non so da dove arriva, ma so da chi l'ho imparata.
Sei stato tutto ciò che un babbo dovrebbe essere e questo è un tipo di eredità che nemmeno la morte può cancellare.
Perché ci sono padri che se ne vanno, e poi ci sono quelli che restano per sempre in ciò che siamo diventati.️
AUGURI BABBO.











