Carnevali: "Forse è meglio che l'Italia non sia andata ai Mondiali". Poi parla di De Zerbi e Berardi
L'amministratore delegato del Sassuolo Giovanni Carnevali ha rilasciato una lunga intervista a The Athletic. Il ragionamento del dirigente neroverde inizia da Domenico Berardi: "È la bellezza del nostro sport che sta svanendo. Non ci sono più bandiere. Oggi i giocatori sono attratti dal denaro e cambiano squadra. Domenico è cresciuto con noi. Ha iniziato qua e ha avuto molte opportunità di andare via.
La Juventus si era mossa per lui?
"Domenico ha preferito restare al Sassuolo. Giocavamo l'Europa League per la prima volta e per lui giocare l'Europa col club che lo aveva cresciuto era qualcosa di straordinario. Avere uno come Berardi in squadra, nel nostro club, è sempre stato uno dei nostri punti di forza".
Avete lanciato De Zerbi come allenatore…
"È un allenatore che quando lo vedo in campo mi incanta. Guardare una squadra allenarsi agli ordini di De Zerbi è uno spettacolo, la sua influenza si percepisce chiaramente. E questo aspetto emerge ancora di più in partita, con la sua capacità di dare un'identità. Qua con noi lo ha sempre fatto per 3 anni, abbracciando la filosofia del club basata su un calcio d'attacco".
Il Sassuolo ha prestato anche tanti giocatori all'Italia. Addirittura 14 in tutto...
"Sensi è stato il primo giocatore del Sassuolo a debuttare in Nazionale, poi ne sono arrivati molti altri. Per noi era difficile immaginare che un club come il nostro potesse portare giocatori alla Nazionale. Lo abbiamo fatto e anche grazie ai giocatori del Sassuolo siamo diventati campioni d'Europa, questi sono i successi che danno soddisfazione".
La filosofia del Sassuolo?
"Non abbiamo mai cambiato il nostro modo di lavorare. È una buona cosa: avere idee chiare, sapere di dover restare fedeli a questa strada. Si possono apportare modifiche, ma non stravolgere tutto".
Qualcuno vorrebbe Guardiola sulla panchina dell'Italia...
"Non stiamo passando un bel momento. Ma forse potrebbe essere anche una cosa positiva non essere andati ai Mondiali, perché abbiamo bisogno di concentrarci sulle cose da sistemare. Se fossimo andati ai Mondiali, forse avremmo semplicemente buttato i problemi sotto al tappeto. Invece dobbiamo riflettere a fondo sulle cose, portarle alla luce e lavorare dalle fondamenta con persone competenti e che hanno l'abilità di riformare il sistema calcio italiano. Investire in strutture, centri di allenamento, stadi e sui giovani, dando loro la possibilità di giocare".
Il caso Reggiani col Borussia Dortmund?
"Ha giocato con noi dai 7 ai 16 anni. Poi è andato in un club straniero. Il Dortmund ce lo ha portato via senza che noi potessimo fare niente, poi ha esordito in Champions League e segnato pure il suo primo gol. Queste sono le vere sconfitte, non quelle che puoi subire la domenica. Abbiamo dato tutto al ragazzo: strutture, allenatore, fisioterapisti, nutrizionisti, psicologo. Poi compi 16 anni ed è 'grazie e arrivederci' perché c'è un club che ti propone un contratto milionario".











