Fabregas: "Nel 2024 eravamo molto da Serie B. Suwarso lo capì subito e prese Nico Paz"
Cesc Fabregas ha ripercorso le tappe più importanti della sua avventura a Como attraverso delle immagini che Sky Sport, nello speciale dedicato al club lombardo, ha mostrato. La prima è quella del discorso a fine partita dopo la qualificazione in Champions League: "È l’ultimo cerchio della stagione. Era un momento molto personale. Abbiamo fatto stagione storica, nella quale questi ragazzi sono andati oltre i propri limiti. Mi hanno emozionato tante volte durante l’anno, per il coraggio, la mentalità, la voglia e la qualità che hanno sempre avuto. Sentivo il bisogno di aprirmi con loro e di ringraziarli".
Poi c'è quello del primo giorno a Como.
"Non mi aspettavo tutta quella gente, è stato una bella sorpresa. Io venivo qui spesso in vacanza, anche per matrimoni, ma non conoscevo davvero la realtà del Como. Quel giorno invece ho capito che qui c’erano passione per il calcio e cuore. Mi sono sentito subito nel posto giusto, perché io sono come loro: passionale. Ci sono tifosi che seguivano il Como in Serie D e in Serie C, persone fedelissime. Adesso piano piano la famiglia sta crescendo e vedere questa evoluzione è una delle cose più belle".
Un passaggio chiave è stato anche quello della prima gara in Serie A, il ko per 3-0 contro la Juventus.
"Assolutamente sì. In quel momento eravamo ancora una squadra molto da Serie B. Però quella partita ci ha fatto capire che, se volevamo restare in Serie A, dovevamo alzare il livello. Il presidente lo ha capito subito e abbiamo aggiunto giovani e di esperienza come Nico Paz, Perrone, Kempf e Fadera, giocatori che ci hanno dato qualità, velocità e aiutato ad alzare il livello. Poi da gennaio abbiamo iniziato a spingere di più".
Il 2-0 contro la Juventus vi ha fatto capire che potevate farcela? Ci racconti l'abbraccio con Nico Paz.
"Quella vittoria è stata top. Questa è un’immagine bellissima. È un giocatore che ci ha fatto crescere più velocemente. Mi ha emozionato tante volte. Come giocatore è cresciuto tantissimo in questi anni. Tra noi c’è un rapporto importante: lui si fida di me e io mi fido di lui. Quell’abbraccio con Nico Paz dopo la Juventus era sincero, di cuore".
Cosa ha pensato dopo il gol di Baturina contro il Bologna al 90'?
"Arrivava da un periodo difficile. Martin è un giocatore forte, forse per colpa mia non aveva avuto tante occasioni fino a quel momento. Quel gol ha cambiato qualcosa per lui e anche per noi. Ricordo ancora tutti che entrano in campo a festeggiarlo. È stato un momento bellissimo, ma in questa stagione ce ne sono tanti. Penso anche a quando è venuta la mia famiglia, che per me è fondamentale. L’allenatore non è mai davvero a casa: anche quando c’è, pensa sempre al lavoro, alle soluzioni, ai problemi. Per questo ogni volta che succede qualcosa di bello sento il bisogno di abbracciarli".
L'incontro con il Papa che cosa le ha lasciato?
"Un momento molto felice per me e la mia famiglia. Una delle giornate più belle della mia vita. Io e mia moglie avevamo provato tante volte ad andare in Vaticano per incontrare il Papa senza riuscirci. Quando siamo andati a Roma per giocare contro la Lazio, il presidente ci ha detto che potevamo incontrarlo. Per noi è stato qualcosa di davvero speciale, perché siamo molto credenti".
Ha mai pensato di lasciare il Como?
"L’anno scorso si è parlato tanto, ma io non ho mai detto niente e penso nemmeno gli altri. A volte non serve parlare troppo. Io sono felice al Como. Nella vita bisogna prendere le decisioni che si ritengono migliori, ma io qui sto bene".
Quest'anno ha anche litigato con Allegri ed è stato espulso contro il Milan.
"Ho sbagliato e l’ho detto subito. Non serve che qualcuno me lo faccia notare. Quando sbagli bisogna accettarlo, imparare e andare avanti. Non mi piace questa cultura del massacrare le persone appena fanno un errore".
Ci spiega perché era da solo mentre aspettava notizie dagli altri campi?
"Perché questi momenti sono difficili da gestire. Volevo stare tranquillo, senza urla o tensioni intorno. L’allenatore vive una solitudine enorme in certi momenti, mi sto abituando. Deve prendere tante decisioni e spesso resta solo con sé stesso. Però quello è stato uno dei momenti più belli della mia carriera nel calcio".











