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Infantino deride l’Italia, ma FIFA e UEFA hanno già cambiato un sistema di qualificazioni fallace

Infantino deride l’Italia, ma FIFA e UEFA hanno già cambiato un sistema di qualificazioni fallace TUTTOmercatoWEB
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Ivan Cardia
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Ivan Cardia
Oggi alle 14:22Serie A

Potremmo arrivare a 208 squadre, per vedere se l’Italia si qualifica”. L’unico motivo che può venire in mente per perdonare l’ironia di Gianni Infantino è l’amarezza che si cela dietro. Il presidente della FIFA, svizzero ma con cittadinanza italiana, non ha mai nascosto il proprio legame con il nostro Paese, al punto da dichiararsi esplicitamente - e attirandosi parecchie polemiche - tifoso di una squadra italiana, cioè l’Inter. Allo stesso tempo, la sua ultima uscita suona stonata anche perché, in realtà, è la stessa FIFA ad avere cambiato un meccanismo di qualificazione ai limiti del casuale.

Fuori per episodi. Nessuno vuole negare le colpe della Nazionale italiana. Bastava battere la Bosnia, e quattro anni fa ci si è fermati davanti alla Macedonia del Nord. Prima, la Svezia. Tutte avversarie superabili. Anche nei gironi, gli azzurri potevano fare meglio: la pesante sconfitta inaugurale con la Norvegia ha tagliato le gambe, ma da lì in poi l’Italia non ha fatto nulla per recuperare il gap con Haaland & co, anzi ha rimediato risultati ai limiti dell’accettabile. Questo è il presupposto. Il resto, però, è un dato di fatto: l’Italia non partecipa a questi Mondiali per avere perso un paio di partite, vincendo tutte le altre. Viceversa, c’è la Svezia, che ha fatto un percorso di qualificazioni peggio che disastroso, e anche altre nazionali europee che hanno semplicemente beneficiato di gironi più abbordabili.

Fuori dall’Europa… Non ne parliamo. Infantino, che sogna un Mondiale XL, sta trasformando la prima fase in una festa planetaria sì, ma anche in una serie di partite del tutto disinteressanti. Su 48 squadre ne passeranno tantissime allo step successivo, e in molti casi le storie - sebbene romantiche - hanno pochissimo sostrato tecnico. C’è poi una questione di equilibri: quelli tra l’Europa e il Sud America, i due poli storici del calcio mondiale, non funzionano più. La CONMEBOL partecipa ai Mondiali con sette nazionali su dieci affiliate. La UEFA ne porta 16 su 55, e non entriamo nemmeno nello scivoloso terreno del valore medio. Comunque discutibile: Curaçao, Capo Verde, Haiti e via dicendo raccontano un pallone affascinante sulla carta, ma non sempre divertente da vedere in azione.

Sistema già cambiato. Al netto dell’evoluzione - c’è la possibilità che i prossimi Mondiali siano davvero a 64 squadre -, la riprova di un malfunzionamento è nelle decisioni. Quelle della UEFA, che ha già cambiato il format delle qualificazioni. Da tanti gironi si passerà a due classifiche uniche stile Champions League. Non è detto che questo renda più probabile la partecipazione dell’Italia. Giova chiarirlo: il 90% delle colpe è del movimento azzurro, nella sua interezza. In quel 10%, però, ci sono tutti i motivi per cui il presidente della FIFA non può permettersi di prendere per i fondelli chi ha vinto quattro Mondiali.

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