La Macedonia, dopo l'incubo Mondiale del gol di Trajkovski. Spalletti per scacciare gli incubi
Via i sogni, altro che il dolore. Il Mondiale da spettatori, il secondo consecutivo, è sempre lì, a pesare come un macigno sui nostri cuori. Un'onta per l'animo dello sportivo e dell'italiano, eliminato dalla piccola ma orgogliosa Macedonia del Nord. Uno a zero, il carneade italiano Aleksandar Trajkovski nel recupero a spezzar gambe, reni, cuori, anima e ogni altro pezzo del nostro corpo. Disintegrati, il Qatar da lontano, dopo la Russia, dopo un Europeo vinto. Icaro, Roberto Mancini, l'Italia, il sole con le braccia al cielo in Inghilterra e poi precipitati giù, fino all'inferno, fino al deserto dell'Arabia Saudita.
Dalla Macedonia alla Macedonia
Per questo pare uno scherzo del destino ripartire lì da dove tutto sembrava finito. La Nations League è stata una parentesi passeggera, contano i Mondiali e gli Europei, conta soprattutto se non ci sei. Per questo Luciano Spalletti ha il compito non solo di riportare l'Italia nel suo posto, da oggi in poi, ma di riscattare uno dei più grandi smacchi della storia del nostro pallone. Tutti colpevoli lì, tronfi del trionfo europeo, come se nel calcio non si dovesse mai ripartire da zero, ogni volta una nuova montagna, ogni volta una nuova storia. L'Italia riparte dalla Macedonia, stasera, e lo farà in una gara densa di significati.
Da Mancini a Spalletti
In mezzo a tutto questo c'è stato l'addio di Roberto Mancini, che per motivi personali è andato a prendere i petroldollari in Arabia Saudita. Dimissioni che doveva dare dopo la Macedonia del Nord. O forse doveva esser la Federazione che con una prova di forza doveva dire "missione fallita, addio", coraggio e carattere che gli alti piani del nostro calcio non hanno trovato, poi ripagati da un pugno di sabbia saudita. La riconoscenza non esiste, c'è semmai la forza delle idee. Quella che la FIGC ha trovato nella scelta complicata, ardita, ma opportuna, di Luciano Spalletti. Dalla Macedonia alla Macedonia. Avanti, Italia.






