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LIVE TMW - Hellas, Tudor: "Ancora out Veloso e Lasagna. Se allenerei una nazionale? Perché no"

LIVE TMW - Hellas, Tudor: "Ancora out Veloso e Lasagna. Se allenerei una nazionale? Perché no" TUTTOmercatoWEB
autore
Luca Chiarini
domenica 3 aprile 2022, 15:14Serie A

14.45 - Archiviata la sosta, il Verona si prepara a ospitare il Genoa nel monday night del Bentegodi. Alla vigilia del match con i rossoblù, Igor Tudor risponderà alle domande dei giornalisti nella sede del club. L'inizio della conferenza è previsto per le 15: vi proponiamo di seguito, con una diretta scritta, tutte le sue dichiarazioni.

14.58 - Inizia la conferenza stampa.

Recupera parecchi giocatori per domani.
"Veloso non ci sarà, nemmeno Lasagna. Gli altri penso che siano tutti a disposizione, anche se a qualcuno servirà ancora qualche giorno".

È una partita in cui rischiate più voi, a livello di motivazioni.
"Noi abbiamo più punti di loro, non posso essere d'accordo. Avranno sicuramente motivazioni forti, per loro sarà una gara molto importante. Posso dire che la loro motivazione non può che stimolarci".

Cosa dirà ai suoi ragazzi?
"Bisogna finire bene, perché mancano poche partite e sono tutte difficili. Ci sono tanti risultati con un gol di scarto, significa che c'è tanta 'vicinanza' tra le squadre. Mi aspetto una gara molto difficile ed equilibrata, nella quale vogliamo fare le nostre cose".

Cosa risponde a chi dice che il Genoa avrà vita facile?
"Non credo che lo pensi nessuno, nemmeno noi. Loro hanno reso la vita difficile a tutti con Blessin, verranno con le loro armi e le loro qualità. Poi c'è un avversario che vuole giocare con le sue carte e provare a vincere. Vediamo chi avrà la meglio, come sempre".

Domani dovrebbe schierare la formazione tipo, anche se il clima, senza la Curva Sud, sarà surreale.
"I nostri tifosi saranno 12-13mila. Sono contento, penso sia importante: contro la Salernitana avevamo pagato le poche persone allo stadio, sono contento che stavolta ci sia tanta gente. Mi piace che vengano anche i tifosi avversari, danno un po' di pepe e di energia da battaglia".

Perché Cancellieri ha giocato poco sin qui? È chiuso da altri giocatori, non si allena bene o non è ancora maturo?
"Siamo più di venti. Se lei fa un nome, qualcun altro deve essere necessariamente scontento. Matteo è molto interessante, ha doti di scatto e col piede mancino che hanno in pochi. È il primo anno che si affaccia a un calcio serio, non è facile. Poi c'è da crescere: sei giovane, poi all'improvviso non lo sei più. Devi crescere in quel periodo, nei prossimi due anni deve uscire. Se non lo fa, arrivano altri più bravi. Mi piace mettere giocatori giovani: ho messo Coppola e avevo grande tranquillità e fiducia. Ci sono un po' di bonus, ma poi devi andare ed essere il migliore".

Casale è un po' una sua invenzione: è pronto per una grande?
"Non è una mia invenzione, la società ci ha creduto. Poi se uno non è bravo non fa una stagione così. È il primo anno in A, può crescere ancora e avere ancora più continuità. Salta all'occhio perché è veloce, è alto e sa anche giocare a calcio. Nei prossimi due o tre anni può solo crescere, è un ragazzo molto interessante. Se uno gioca a Verona o a Firenze le partite sono sempre le stesse, anzi qui c'è forse più lavoro da fare".

Depaoli e Lazovic possono giocare?
"Sì, si sono allenati con noi, anche Frabotta. Vedremo".

Un commento sul calcio di Blessin?
"È un grande tema: non esiste il calcio europeo, il calcio italiano, il calcio tedesco... Il calcio moderno è fatto di ritmo e corsa. Guardiola gioca un calcio, ed Emery ne fa uno completamente diverso. Non esiste il calcio europeo, esiste quello di ogni allenatore. Lo stesso discorso vale per il calcio italiano. Ogni allenatore ha la sua idea di calcio: la mia è completamente diversa da quella di Andreazzoli, Dionisi e viceversa. Ognuno la vede a modo suo. Ed è giusto così. Nel calcio di oggi non si deve rinunciare a niente, la base sono il ritmo, l'intensità e il pressing. A quello devi aggiungere anche altre cose. Si parla solo di ritmo, anche Capello parlava del ritmo tedesco, ma che vuol dire? Nel calcio moderno non si deve rinunciare a niente. Non c'è 'unità', non esiste un calcio europeo. Forse solo il Barcellona aveva una sua identità particolare, ma parliamo di un solo club al mondo".

Come ha ritrovato i nazionali?
"C'è un po' di dispiacere per qualcuno, ma sono carichi e non vediamo l'ora di iniziare la gara".

Allenerebbe mai una nazionale?
"Sì, perché no? È un lavoro diverso. Non credo sia solo gestione, bisogna anche allenare. Non condivido la posizione di chi dice che servono mesi per dare un'impronta alla squadra: un allenatore deve dare un'identità in poco tempo. A Conte bastano due settimane, lo si è visto con l'Italia".

15.14 - Finisce la conferenza stampa.

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