Il magistrato Calabrò: "Attacchi a Malagò da Azzeccagarbugli. Chiara avversione politica"
Il calcio italiano si prepara a vivere un altro terremoto, visto che il posto da presidente della FIGC di Giovanni Malagò è messo in pericolo da un vizio di forma sollevato di fronte alla procura del CONI, per cui il dirigente non poteva essere candidato ed eletto in quanto non tesserato al tempo.
Il parere del togato
Per approfondire la questione, l'edizione di oggi di Tuttosport ospita un parere del magistrato Piero Calabrò, in una riflessione dal titolo "I pretesti della politica". Nella quale si legge che la necessità "invocata da tutti" di voltare pagina aveva portato a individuare la persona di Giovanni Malagò come figura ideale. Il quale forse non si sarebbe aspettato di dover fronteggiare non solo le canoniche correnti interne al mondo del pallone, ma anche un'infinità di attacchi extra, definiti "contestazioni postume che il Manzoni attribuirebbe ad un certo Azzeccagarbugli".
Il disegno è politico?
E quindi vai di pantouflage, accusa però rapidamente rispedita al mittente. A chi ha provato, però, "non è parso vero di poter cogliere una nuova occasione". E allora vai con l'articolo 29 dello Statuto FIGC e la richiesta a candidati di "essere in regola con il tesseramento alla data di presentazione della candidatura". E quindi "si è voluta instaurare una nuova questione diretta ad inficiare l'elezione di Malagò, dopo che la storia della FIGC è piena di presidenti 'non tesserati': Gravina, lo stesso Abete". Aggiunge in coda Calabrò: "Sono davvero curioso di scoprire dove e come potrà manifestarsi ulteriormente la chiara avversione politica alla elezione di Giovanni Malagò (…) Probabilmente a qualcuno dentro e al di sopra del mondo del calcio non piacciono la sua persona e le annunciate riforme, che in questa difficile situazione faticheranno inevitabilmente a decollare".






