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Morata rivela: "Prendevo farmaci, al Milan senza realizzare cosa stessi facendo"

Morata rivela: "Prendevo farmaci, al Milan senza realizzare cosa stessi facendo"TUTTOmercatoWEB
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Daniele Najjar
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Daniele Najjar
Oggi alle 09:33Serie A

Nel corso del suo intervento a "El Camino de Mario" con Mario Suarez l'attaccante del Como, Alvaro Morata, ha parlato anche dell'esperienza vissuta con la maglia del Milan, decisamente deludente per lui. "Dopo la partita di Dortmund (quarti di Champions 2023/24, n.d.r.) la mia testa era persa. Sono caduto in depressione. Koke, Iniesta e gli altri mi hanno aiutato, in un mese sono passato dall'essere nella merda più assoluta come persona a vincere l'Europeo. Prendevo farmaci e nel giro di poco tempo me ne andai dall'Atletico, il posto nel quale avevo sempre voluto essere. Prendevo farmaci e andai alla presentazione con il Milan, che ovviamente è un club enorme, però veramente senza realizzare nella mia testa quello che stavo facendo realmente".

Poi ha aggiunto: "Come penso di essere considerato all'Atletico? Non lo so. Mi fa male - ha spiegato Morata - essere andato via proprio quando credo che finalmente mi avessero capito e apprezzato. Sinceramente, penso di essere partito per un senso di colpa. L'Atletico è sempre tra i migliori club del mondo. Non sapevo che poi sarebbe arrivato Julián, ma sarei rimasto comunque. Prima era difficile persino camminare per strada. C'erano tifosi dell'Atletico che non mi accoglievano bene e tifosi del Real Madrid a cui sembrava dare fastidio che io fossi tifoso dell'Atleti. Non riescono a capire che questo è un lavoro. Ho giocato nel Real Madrid perché mi si è presentata l'occasione e ne sono molto grato. Non provo odio né rancore verso nessuno. Carvajal è mio amico, continuo a sostenerli e a fare il tifo per loro".

E ancora sulla rivalità fra squadre, spiega: "Però credo che in Spagna non sia normale vedere un giocatore passare dal Real all'Atletico come invece in Italia è più normale vedere qualcuno giocare sia nel Milan sia nell'Inter. È calcio, la gente dovrebbe capirlo. Io faccio sempre l'esempio delle aziende: le persone cambiano lavoro per soldi, motivazioni personali o perché non stanno bene. Noi invece veniamo considerati traditori. La cosa positiva è che, quando incontro tifosi dell'Atleti, mi salutano con affetto. E per me vale tantissimo. Mi piace spiegare loro cosa rappresenta l'Atleti. Quando mi fanno domande, dico sempre che quello che vedono non è la normalità. La normalità è lottare tutta la vita per vincere qualcosa. Io sono stato molto fortunato, ma ho lavorato tantissimo. Per questo mi piacerebbe che i miei figli tifassero Atletico: perché credo che la vita sia la cosa più simile che esista all'Atleti. Quando vedo Koke, il Cholo e tutta questa gente che da anni rincorre una Champions League, e poi rivedo Koke in ritiro a ricominciare da capo... io non ce la farei. Mi costerebbe tantissimo".

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