Ascoli in Serie B, il tecnico Tomei: "Queste cose vorresti non finissero mai"
Sei partite, tre gol subiti, dieci realizzati. E una città intera che esplode. La promozione in Serie B dell'Ascoli passa attraverso una campagna playoff da manuale, firmata da un tecnico, Francesco Tomei, che in questa stagione ha vissuto di tutto: squalifiche, serie di vittorie, momenti di crisi e infine l'apoteosi. Un percorso che porta il suo nome e il suo marchio di gioco, riconoscibile e coraggioso, dalla prima all'ultima giornata.
"Un popolo particolare"
Il tecnico bianconero non nasconde la commozione per quello che ha vissuto nel Piceno. "Ascoli vive il calcio trasmettendo il tifo dal papà al figlio e al nipote - spiega a La Gazzetta dello Sport -. Ho girato l'Italia, mai vista una cosa del genere. Il calcio ne regala poche e forse lo ami per questo".
La lezione della squalifica e la crescita in panchina
Sette giornate di stop in un colpo solo, all'interno di un totale di dieci: un episodio che Tomei descrive come una svolta personale. "È stata una lezione. In tanti anni non era mai successo. Da lì in poi sono cambiato, ho capito che dovevo migliorare anche sotto questo aspetto". La tribuna forzata, racconta, gli ha persino giovato: seguire le partite dall'alto gli ha permesso di avere tutto sotto controllo, un'esperienza che (pur nata male) si è rivelata formativa.
Identità di gioco e gestione emotiva
L'Ascoli di Tomei ha mostrato per tutta la stagione un'identità precisa, con una costruzione dal basso spinta fino ai limiti del rischio. Una scelta filosofica, non un vezzo: "Penso che il calcio vada in quella direzione. Per dominare la partita lo devi fare partendo dal basso, dal portiere. È un rischio che però porta vantaggi per sfruttare gli spazi che sai creare".
"Godiamoci la festa"
Nell'intervista Tomei traccia anche un parallelo con Davide Possanzini e il suo Mantova, club che ha vinto la C per poi salvarsi serenamente in B, indicando quella traiettoria come un modello a cui ispirarsi. Ma il tempo dei progetti può aspettare: "Adesso godiamoci la festa. E fatemi fare un po' di vacanza". Qualche giorno di riposo, più di dieci, perché, dice, "la famiglia lo merita".






