Juve Stabia, a Palermo una prova da grande squadra. Mosti e Leone i leader del gruppo
Stoica, combattiva, tenace, coraggiosa. Sarà pur vero che è stato nuovamente rinviato l’appuntamento con la vittoria, ma la Juve Stabia vista a Palermo ha confermato di essere una squadra in grado di mettere in difficoltà chiunque. Pur senza diversi titolari, con un attacco falcidiato dalle assenze e qualche calciatore che è sceso in campo in condizioni fisiche non ottimali, i campani hanno tenuto testa a una delle squadre più forti della cadetteria e in uno stadio in grado di spostare gli equilibri. Nel primo tempo mister Abate ha vinto il duello con l’amico e collega Inzaghi imbrigliando tatticamente i rosanero. Senza rinunciare alla costruzione dal basso, con un’ottima organizzazione in fase di non possesso e un approccio da big sfociato nel gol del vantaggio siglato da Leone. Se è vero che nella ripresa, per 25 minuti, i padroni di casa hanno chiuso la Juve Stabia nella propria area di rigore creando i presupposti per la rimonta, è altrettanto vero che i gialloblu hanno reagito nel momento di maggiore difficoltà pareggiando con Mosti e provando addirittura a ribaltarla con una conclusione pericolosa di Cacciamani. Se ci si limita alle fredde statistiche è palese che il Palermo, costruito per vincere il campionato a mani basse, abbia avuto più chance. Ma una gara va analizzata nella sua totalità e l’atteggiamento battagliero dei calciatori ha reso orgoglioso un popolo chiamato ora a gremire il Menti anche in segno di riconoscenza per una proprietà, una dirigenza, uno staff tecnico e un gruppo che stanno regalando alla piazza il triennio migliore della storia. La copertina di giornata la merita Giuseppe Leone, talento che sta attirando l’attenzione di società anche di categoria superiore, ma che ha sposato la causa stabiese meritando la stima e la fiducia di Abate.
Oltre al rigore trasformato con freddezza, il centrocampista delle vespe ha mostrato estrema qualità in impostazione: testa alta, nessun pallone buttato, verticalizzazioni intelligenti e la capacità di favorire le sovrapposizioni degli esterni. Nella ripresa, quando la Juve Stabia ha abbassato il baricentro, Leone ha dato un grosso contributo alla retroguardia recuperando una marea di palloni e cavandosela egregiamente con avversari del calibro di Blin, Jhonsen e Palumbo che spesso sono andati a sbattere su un autentico muro. E cosa dire di Mosti, a segno con una bellissima conclusione al volo e in grado di macinare chilometri senza fermarsi un secondo. Trequartista dietro la punta, mediano o mezzala il risultato non cambia: è indubbiamente l’anno della consacrazione per il capitano, giocatore del quale si continua a parlare incomprensibilmente poco a livello nazionale, ma che farebbe la fortuna di qualsiasi allenatore. Bene Giorgini, estremamente attento su Pojhanpalo, in crescita Ricciardi, un plauso anche a Okoro che è ennesima scommessa vinta dal direttore sportivo Lovisa. Il centravanti ha fatto reparto da solo, ha messo in difficoltà difensori con trascorsi in categorie superiori e ha conquistato il penalty del provvisorio 0-1 saltando nettamente Joronen. Insomma, pur con l’infermeria piena e un piazzamento playoff a rischio anche a causa della rimonta dell’Avellino, in casa Juve Stabia è doveroso guardare il bicchiere mezzo pieno. Alzi la mano chi, a inizio stagione, avrebbe immaginato un percorso così bello con un cambio di proprietà in atto, un allenatore esordiente in B e tanti protagonisti dei playoff emigrati verso altri lidi. La verità è che i campani rappresentano ormai una bella realtà del calcio italiano e non una sorpresa. E la sensazione è che ci siano ancora ampi margini di miglioramento, con una salvezza matematica in tasca che mentalmente darà una spinta in più.











