Spezia in Serie C, le scelte in panchina non hanno convinto. Al di là delle qualità degli allenatori
Proprietà ambiziosa, investimenti di spessore sul mercato (sia estivo che invernale) eppure da oggi lo Spezia torna ad essere una società di Serie C quattordici anni dopo l'ultima volta. Qualcosa chiaramente è andato per il verso sbagliato e uno dei fronti che ha destato maggiori interrogativi è quello legato alla panchina.
Perché dopo la sconfitta nella finale playoff dell'estate 2025 contro la Cremonese di Giovanni Stroppa (ancora tu? Sarebbe il caso di non vederci più!) la conferma di Luca D'Angelo non era solo giusta ma insindacabile. Così come anche il suo esonero lo scorso novembre quando la squadra era riuscita a vincere appena una partita in 11 giornate di campionato.
Probabilmente, però, la scelta sul suo successore doveva essere diversa. Sia chiaro, Roberto Donadoni era ed è un ottimo allenatore, dal curriculum che parla più di qualsiasi altro fatto, ma c'era la sensazione che non fosse la soluzione migliore per risolvere i problemi dello Spezia. Tanto che, numeri alla mano, il rendimento della squadra non ha mai avuto quell'impennata necessaria per raddrizzare la stagione.
E la successiva "toppa" ovvero la nuova chance a D'Angelo è stata, tanto forzata quanto inefficace. Perché anche qui non sono in dubbio le qualità dell'allenatore abruzzese (due finali playoff di Serie B non si fanno per caso), ma la sua propedeuticità alla situazione. Scegliere un terzo tecnico, che conoscesse in maniera concreta la Serie B, poteva essere la via migliore da percorrere. Sulla falsariga di quanto fatto da altri club nel corso dell'annata. Oppure no, sarebbe servito altro. Difficile dirlo a priori.
Le scelte fatte in chiave panchina hanno, comunque, convinto poco fin dall'inizio. E l'epilogo di oggi dimostra che queste non hanno pagato.











