Pontedera, è Serie D. Con un futuro tutto da scrivere, parlano solo tecnico e giocatori
Tre allenatori e soli 20 punti, di cui 12 conquistati dal primo, una squadra rivoluzionata a gennaio ma evidentemente non funzionale a quello che sarebbe servito, un cambio di proprietà, la nuova società che ha annunciato programmi e progetti solo mediante comunicati scritti, l'eventuale domanda di riammissione annunciata dal sindaco della città, la retrocessione in Serie D: questa, in poche semplici parole, la stagione del Pontedera, che ieri ha salutato il professionismo.
Un futuro quindi tutto da scrivere, ma nonostante questo, nel post gara, sono arrivate solo le voci del tecnico - il terzo della stagione - e dei giocatori. Queste, intanto, le parole di Piero Braglia: "Da quando ci sono io, abbiamo sbagliato le partite contro Bra e Carpi, ma più in generale, purtroppo, creiamo tanto ma non riusciamo mai a chiudere le gare, e al primo errore si subisce vanificando tutto quanto fatto in precedenza: la squadra gioca anche bene, ma se non fai gol le partite le perdi. Mi dispiace, perché anche oggi ci siamo ammazzati di fatica, ma riconosco che dopo Piancastagnaio si è spenta la luce, quel pari ci ha fatto male: ero venuto qui per fare il miracolo, ma non ci sono riuscito".
Ci mette la faccia anche l'uomo simbolo Andrea Caponi: "Parlare di partita è inutile. Se sono qua è solo per chiedere scusa, a nome di tutta la squadra, alla città e ai tifosi. Nel 2011, io e i miei compagni di allora abbiamo portato il Pontedera nel calcio che conta, ma ora torniamo in D, vedremo quello che succederà. Però fa davvero malissimo, anche se credo che ripartiremo più forti".
Ha chiuso il tutto Cristian Cerretti: "Con poco, avremmo potuto giocarci la stagione fino in fondo, raggiungere l'obiettivo era difficile fin dall'inizio ma avremmo potuto provarci. Noi però ci abbiamo sempre messo la faccia, e ora penso che proprio tutti quanti dovremmo mettercela. L'amarezza è tanta, ognuno deve ora farsi un esame di coscienza e ripartire: errare è umano, ma tante cose si potevano gestire meglio".











