Menu Serie ASerie BSerie CCalcio EsteroCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomocremonesefiorentinagenoahellas veronainterjuventuslazioleccemilannapoliparmapisaromasassuolotorinoudinese
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenafrosinonelatinalivornomonzanocerinapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasalernitanasampdoriasassuolo
Altri canali mondialimondiale per clubserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistiche
TMW

Serie C, la finale: Brescia-Ascoli, la sfida del cuore di Carletto Mazzone

Serie C, la finale: Brescia-Ascoli, la sfida del cuore di Carletto MazzoneTUTTO mercato WEB
Luca Bargellini
autore
Luca Bargellini
Oggi alle 08:19Serie C

C'è un nome che aleggia sulla finale playoff di Serie C tra Union Brescia e Ascoli, una figura che appartiene alla storia di entrambi i club e che il 19 agosto 2023 ha lasciato il calcio italiano orfano di uno dei suoi personaggi più autentici. Quel nome è Carlo Mazzone, "Sor Carletto", il romano di poche parole e molti fatti che detiene ancora oggi il record assoluto di panchine nella storia del calcio italiano: 792 in Serie A, 1.278 in totale. Mentre Brescia e Ascoli si preparano alla doppia sfida che vale la promozione in Serie B (andata domani, ritorno domenica) è impossibile non pensare a lui.

Il punto di partenza: Ascoli, la casa di una vita
La storia di Mazzone con l'Ascoli non è semplicemente una tappa di carriera: è il capitolo fondativo di tutto. Da calciatore vi arrivò nel 1960 e vi rimase fino al 1969, collezionando 219 presenze da capitano e facendo del Del Duca la sua seconda casa. Fu proprio il presidente Costantino Rozzi ad affidargli la prima squadra in corso di stagione nel 1968-69, quando Mazzone era ancora giocatore. Da quel momento non smise più di allenare. Con i bianconeri marchigiani guidò la squadra dalla Serie C fino alla Serie A, conquistando promozioni che trasformarono un club di provincia in realtà del calcio che conta. Ad Ascoli tornò anche una seconda volta da allenatore, nella seconda metà degli anni Settanta. La città lo ha ripagato con una fedeltà senza tempo: nel 2019 gli ha intitolato la tribuna Est dello Stadio 'Cino e Lillo Del Duca', e quando è morto ad Ascoli (città in cui aveva scelto di vivere) la Piazza del Popolo era piena di gente che lo salutava.

Il capitolo finale: Brescia, Baggio, Pirlo e Guardiola
L'altro grande atto della vita di Mazzone si è consumato in Lombardia. Con il Brescia trascorse tre stagioni (dal 2000-01 al 2002-03) che sono rimaste nella memoria collettiva del calcio italiano. Fu lui a convincere Roberto Baggio, trentenne e logorato dagli infortuni, a trasferirsi in riva al Garda anziché andare altrove: "Vieni a Brescia, sei ancora vicino alla tua famiglia, puoi fare ancora la differenza", gli disse. Il Divin Codino ci credette. Fu sempre lui a intuire che Andrea Pirlo, impiegato fino ad allora in ruoli più avanzati, poteva diventare un regista davanti alla difesa: intuizione tattica che avrebbe cambiato la carriera del giocatore e la storia del calcio italiano. Poi arrivò anche Pep Guardiola, che a Brescia costruì con Mazzone un legame tale da invitarlo, anni dopo, alla finale di Champions League vinta dal suo Barcellona a Roma nel 2009.

Una finale che lui avrebbe amato
Brescia e Ascoli si ritrovano a giocarsi insieme qualcosa di importante, unite da una storia che passa inevitabilmente attraverso Carlo Mazzone. Due club di provincia, due piazze autentiche, due storie di calcio vero: esattamente il mondo che "Sor Carletto" ha sempre rappresentato meglio di chiunque altro. La finale playoff di Serie C si gioca senza di lui, ma in qualche modo anche con lui.

Primo piano
TMW Radio Sport
Serie A
Serie B
Serie C
Pronostici
Calcio femminile