Arbeloa risponde a Mbappè: "Decido io chi gioca, non il nome sulla maglia. Non era in grado"
Interpellato sul presunto conflitto con Kylian Mbappé, il tecnico del Real Madrid Alvaro Arbeloa ha rivendicato con fermezza la propria autorità: "Se non lo schiero è ovvio che non possa giocare: sono l'allenatore e decido io chi scende in campo. Ci ho parlato prima della partita e non so cosa possa aver interpretato. Quattro giorni fa non era nemmeno in grado di stare in panchina; non poteva partire titolare perché non era una sfida di vita o morte. Ho scelto Gonzalo perché veniva da un ottimo lavoro. Capisco che chi non gioca non sia felice, e posso comprendere che oggi Kylian sia scontento".
Il tecnico ha poi ribadito il concetto riguardo a un possibile distanziamento: "Finché siederò su questa sedia, deciderò io chi gioca e chi no, a prescindere dal nome sulla maglia. Se ai giocatori sta bene, perfetto; altrimenti, che aspettino la prossima partita".
Sui fischi del pubblico e il rendimento delle stelle, l'allenatore ha cercato di fare da scudo: "Chiedo sempre il sostegno dei tifosi per tutti i miei giocatori. Vinícius e Mbappé sono due pilastri su cui il club ripone grandi speranze. La nostra tifoseria è molto esigente, ma quando torneranno a segnare, torneranno anche gli applausi. So bene cosa provano giocatori di questo livello con un ego così smisurato. Non mi aspetto da loro ciò che io ho dato per loro; conosco i calciatori, non si smette mai di esserlo nell'anima".
Nonostante le difficoltà, Arbeloa ha respinto l'idea che la sua esperienza al Real si stia trascinando troppo a lungo: "Non si soffre mai stando al Madrid. Certo, non è una situazione comoda per nessuno; sappiamo quanto sia alta l'asticella e veniamo da una stagione negativa, il che rende tutto più complicato. Abbiamo una grande responsabilità: dobbiamo andare a Siviglia per vincere e poi conquistare l'ultima partita qui in casa. La nostra gente se lo merita".











