Barcellona, Flick ricorda il papà: "Gli sono grato, ma da bambino non è stato sempre facile"
Sul suo passaporto il nome registrato è Hans-Dieter Flick, ma lui ha sempre preferito farsi chiamare Hansi. Questo perché suo padre lo chiamava sempre così. Una storia molto personale assume ancora più importanza a distanza di poche ore dalla morte del genitore nella notte. Colui che si è sempre ispirato alla leadership del papà, aprendo il proprio cuore in un'intervista a Suddeutsche Zeitung: "Non sono il tipo di capo che dice: 'Lavorate sodo per me e poi io mi prenderò tutto il merito'. Sarebbe troppo facile e non sarebbe il mio stile".
Questo approccio, riconosciuto da molti come una delle più grandi virtù da allenatore del tedesco di 61 anni, non è nato dal nulla. "Sono molto grato a mio padre per tutto ciò che ha reso possibile per me, e so cosa voleva trasmettermi", ha dichiarato Flick, anche se non è stato sempre idilliaco il rapporto tra i due. "A quei tempi non è sempre stato facile", ha spiegato, ricordando gli anni da bambino e aggiungendo quanto fosse imprevedibile il papà nelle reazioni di fronte alle delusioni.
Quell'incertezza lo ha obbligato a sviluppare una sensibilità speciale per interpretare l'ambiente e leggere gli stati d'animo degli altri. "Forse è proprio da lì che deriva la mia capacità di percepire i cambiamenti con tanta precisione", riflette nel corso dell'intervista l'attuale allenatore del Barcellona. "Questa intuizione mi aiuta anche nello spogliatoio. Mi impegno per identificare e risolvere i possibili conflitti il prima possibile", ha affermato. Momenti di tensione con il padre che però gli hanno permesso di capire quanto sia importante costruire la fiducia piuttosto che utilizzare il rimprovero e la critica istantanea: "Per prima cosa mostro loro ciò che hanno fatto bene. È meglio generare fiducia inizialmente; dopo si possono sempre analizzare i dettagli per migliorare".











