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Chiumiento: "Alla Juve ho visto cose scandalose. Pressioni e menefreghismo"

ESCLUSIVA TMW - Chiumiento: "Alla Juve ho visto cose scandalose. Pressioni e menefreghismo"
mercoledì 28 aprile 2021 10:04Che fine ha fatto?
di Gaetano Mocciaro

Che fine ha fatto Davide Chiumiento? Nei primi anni 2000 il talento svizzero si affacciava nel calcio italiano, incantando nelle giovanili della Juventus. Per molti, un predestinato, al punto da paragonarlo ad Alessandro Del Piero per le qualità tecniche. A 19 anni Marcello Lippi lo fa esordire in prima squadra, in un Juventus-Ancona dove subentra proprio al Pinturicchio calcistico. Tre giorni dopo addirittura la chance in Champions League, contro il Deportivo. C'erano insomma tutti gli ingredienti per assistere alla nascita di una nuova stella: non è andata così e dopo una carriera spesa prevalentemente nella sua Svizzera, con qualche tappa in Francia e in Canada, ha chiuso a 33 anni. Rifacendosi una vita a Vancouver, ma senza lasciare il calcio. Ai microfoni di Tuttomercatoweb ci racconta la sua storia, le sue delusioni, i sogni infranti di un ragazzo che stava per spiccare il volo. E che oggi ha deciso di dedicarsi proprio a coltivare il talento dei giovani che iniziano ad affacciarsi al mondo del calcio.

Cosa fa oggi Davide Chiumiento?
"Abbiamo una scuola calcio da un anno e mezzo, vi giocano i ragazzi dai 5 anni ai18 anni. Ci sono tanti bambini canadesi che amano il calcio. Abbiamo anche delle ragazze, visto che il calcio è più popolare tra le donne ma oggettivamente questo è un Paese in cui non è facile emergere perché ci sono solo tre squadre professionistiche".

Cosa ti ha portato in Canada?
"Quando ho giocato per i Whitecaps ho conosciuto la mia futura moglie. Successivamente sono tornato in Svizzera, fino al 2017. Poi sono tornato a Vancouver con l'obiettivo era finire la carriera ai Whitecaps. Mi allenavo con la squadra, ma alla fine il tesseramento non è stato possibile e ho deciso di smettere, pur rimanendo a vivere con la mia famiglia a Vancouver".

Hai detto che è difficile emergere in Canada, ma Alphonso Davies e Jonathan David sono due fresche novità che sembrano dare speranza al movimento
"Mi capita spesso di parlare con qualcuno in Europa e si pensa che ora tutti i calciatori canadesi siano come Davies, che peraltro è canadese acquisito essendo ghanese. Non può essere paragonato al calciatore canadese medio, anche per un discorso di struttura: la natura gli ha dato una forza fisica pazzesca, che non trovi negli altri. Non dico che non ci siano giocatori qua, però come detto non ci sono società professionistiche. Ragazzi che magari dai 5 ai 12 anni sono stati allenati da genitori che non hanno mai giocato a calcio e che hanno fatto un corso online: come fai ad emergere in questo modo? I canadesi inoltre amano altri sport, ne praticano 5-6 sport differenti. Poi il sistema è completamente sbagliato, più sali di livello più i giocatori devono pagare e parlo di cifre che si aggirano su 5-6 mila dollari l'anno".

Ai tempi della Juventus eri considerato un nuovo Del Piero
"Io dico sempre che sono gli altri a giudicare. Tecnicamente, palla al piede non mi sentivo inferiore a magari tanti miei ex compagni per niente. E lo dico con tutta l'umiltà del mondo. Mi mancava qualcosa mentalmente e poi devi avere persone vicine che devono volerti bene e una società, un procuratore che abbiano un piano carriera. La carriera non è andata come speravo, mi prendo le mie responsabilità ma non c'entrava l'aspetto tecnico. E poi in Italia siamo anni luce indietro rispetto ad altri paesi, questo è un pensiero mio. Già ai miei tempi a 19 anni fa eri un baby, a 25 un giovane che deve aspettare. C'è una mentalità che non va".

Nasci e cresci in Svizzera, la Juve ti scopre e ti porta in Italia. Esordisci in Serie A, poi in Champions. Cosa non è andato successivamente?
"Esordisco in Serie A e dopo l'esordio tre giorni faccio anche il mio debutto in Champions, contro il Deportivo. Qualche ora prima della partita mi volevano rinnovare il contratto, ma a condizioni loro, mettendomi pressione. Per me e mio padre era tutto nuovo, venivamo da un piccolo paese in Svizzera. E la società si è approfittata della nostra ingenuità. I miei compagni della Primavera memori della mia esperienza hanno evitato questi problemi. Ho visto cose scandalose, lo dico con rammarico".

Cosa succedeva nello specifico?
"Ti portavano a firmare dei contratti, ti mettevano cose dentro o cifre completamente diverse da quelle concordate. E poi un sacco di pressioni del tipo 'se non firmi non vai da nessuna parte'. Mi sono sentito preso in giro dalle persone che facevano parte della società".

Hai la possibilità di metterti in mostra a Siena, poi Le Mans. Alla fine cosa è successo?
"Fino all'ultimo non sapevo dove sarei andato a giocare: vai qui, vai lì... zero professionalità con i giovani. Se ne fregano. Vado comunque a Siena e con Gigi Simoni giocavo anche con una certa frequenza. Poi è arrivato De Canio che puntava sui suoi giocatori per la salvezza, metteva quelli di esperienza e io non giocavo più. A gennaio mi sono sentito con la Juve ma non mi sembrava ci fosse interesse sulla mia situazione. L'anno dopo mi volevano mandare a Crotone, in B. Mi sono rifiutato e sono andato al Le Mans. Da quel momento le porte si sono chiuse, ho capito che quando non fai quello che ti dicono le porte si chiudono".

In realtà una nuova possibilità per tornare in Italia ci sarebbe
"Nel 2006, rientrato alla Juve per fine prestito ho fatto il torneo Birra Moretti, ma le porte per me in bianconero erano chiuse. Grazie a Raffaele Palladino entro in contatto con la Reggina, era l'ultimo giorno di mercato. Ci ho riflettuto e ho deciso di scegliere il ritorno in Svizzera, dove mi voleva il Lucerna. Dopo quel che mi era capitato volevo allontanarmi dall'Italia".

Chiudi la tua carriera presto, a 33 anni
"L'ultima stagione a Zurigo ho giocato molto poco e se a quell'età non giochi, le porte sono chiuse ovunque. Non mi andava di scendere in seconda divisione svizzera, ho maturato l'idea di tornare a Vancouver. Ma col senno di poi consiglio ai ragazzi di giocare fin quando hanno voglia perché quando smetti è dura".

Ti sta mancando il calcio?
"Mi manca lo spogliatoio. Io giocavo a calcio non pensando i soldi, amando lo sport. Tutto è cambiato velocemente, oggi tanti giovani giocano a calcio solo per fare soldi. Non vedo amore".

Progetti futuri?
"Per adesso mi vedo in Canada. Mi piace lavorare e aiutare i giovani in campo. Vedere i talenti in giro, coltivarli. Loro sono il futuro. Nessuno in Italia ha voglia di aspettare, di crederci. Ed è un peccato".

Ti rimproveri qualcosa?
"Se uno è bravo fa la sua carriera. E se non ho fatto la carriera che dovevo ho sbagliato io, in certe cose evidentemente non ero pronto".

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