Il mercato è già riniziato, ma quello appena finito com’è andato?
Non si fa in tempo a finire il mercato che già ci si tuffa nel prossimo. E ora siamo qui ad interrogarci dove può finire Zaniolo, visto che Tiago Pinto ha aperto alla cessione oppure a chiederci quando sarà sferrato l’attacco dell’Inter a Scamacca. O che farà Dybala, Kessie o gli altri a parametro zero. Mbappè in testa.
E’ il mercato bellezza, non c’è tempo per fermarsi, per ragionare per capire. Anche se bisognerebbe farlo. Tanto per parlare di futuro abbiamo tempo, tutto quello che vogliamo. Non conviene fare le corse perché proprio questo mercato di gennaio ci ha insegnato che alle volte gli assalti e le strategie dipendono anche da vicende non strettamente riconducibili alla propria volontà.
Ci sono alcune considerazioni da fare, a mio avviso.
La prima è relativa alle spese. Ci affidiamo a transfermarkt, un sito specializzato, dove le cifre riportate anche se non necessariamente ufficiali sono certamente più che indicative. Il Newcastle, fresco di cambio di proprietà, è la società che ha speso di più: 102 milioni di euro. Poi Juventus e Barcellona. Una che aveva dichiarato che non ci sarebbero stati movimenti trascendentali a gennaio (ma il bluff nel mercato non solo è consentito è proprio dovuto!) e chi invece non aveva soldi proprio, vista la situazione di bilancio. La Juve ha speso 97,7 milioni (chiaramente quasi tutti per Vlahovic) e anche se ha incassato dalle cessioni il saldo rimane -68 (Kulusevski è in prestito).
Il Barca ha solo speso, non è riuscita ad incassare: 55 milioni di spesa. Per chi non ne aveva è comunque una sorpresa. Nelle prime 10 posizioni ci sono due italiane (Juventus appunto e Fiorentina), al 13esimo il Genoa della rivoluzione americana. Che ha fatto addirittura 10 acquisti (e 11 cessioni) spendendo circa 20 milioni di euro. Acquisti giovani, internazionali. Qualcuno italiano (Yeboah, Calafiori, Piccoli) qualcuno di rientro (Czyborra e Vazquez) qualcuno non conosciuto dal grande pubblico. Il più “vecchio” ha 25 anni… Se dovesse essere un azzardo o meno lo scopriremo a fine campionato ma la filosofia è chiara. Lo scorso anno il mercato in inverno era il Genoa dei genoani, quest’anno si cambia tutto.
Le spese insomma ci sono state. Ma almeno (sempre secondo i dati transfermarkt) la maggior parte dei soldi sono rimasti in Italia. Anche qui aiuta Vlahovic, senza dubbio. 30 trasferimenti dalla serie A o dalla B per un totale di 93 milioni. Poi si è pescato dalla Svizzera (19,5 milioni), dalla Francia (14 milioni) dalla Germania (12,6). Dalla Premier tanto per capirci 5 acquisti per una spesa di poco superiore al milione. Tanto per capirci l’esatto contrario di quanto succede per le cessioni. Perché dando per scontato che i movimenti della A sulla A sempre gli stessi sono (24) aumenta a dismisura la cifra incassata per giocatori diretti in premier (34 milioni) e nelle altre nazioni invece il traffico è praticamente residuale. Mentre aumentano le cessioni in B 835) addirittura in C (13 girone A, 9 girone B, 8 girone C).
L’Italia si conferma la seconda “potenza” del calcio a livello internazionale. Ha speso in questa sessione in totale 176 milioni (la metà della Premier che ha speso 335 milioni) ma nettamente di più rispetto a Liga (terza, 78) Premier Liga russa (72) e Ligue 1 (68). Addirittura la Bundesliga è settima come spesa invernale. Altro che BIG5: sopra a lei non solo la Russia ma anche la MLS.
Quello che stupisce è che la Liga (-60) comunque ha un disavanzo inferiore a quello della Serie A (anche se di poco -48) che la Championship inglese (-15) ha un segno meno più importante della Bundesliga (-10)
Il paragone lo vogliamo fare con la passata stagione. Quando a gennaio la serie A ha speso solo 85 milioni: era sempre seconda, ma la Premier ne aveva spesi 10 in più. In totale. Cioé le due storiche spendaccione insieme non avevano speso quanto la SerieA quest’anno. Alla faccia della crisi.
Addirittura Ligue1 e Liga insieme avevano speso 41 milioni a gennaio. E la Spagna, in crisi, era uscita anche dalla top10 delle spese.
Se vogliamo leggerla anche in maniera positiva possiamo dire che è un grande segnale di ripresa. L’importante è che non sia l’inizio di un’indebitamento vertiginoso e senza precedenti. Perché a forza di parlare di sostenibilità abbiamo finito i toner della stampante…






