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Inter, lo scudetto in tasca. E adesso cinque acquisti per dare a Chivu una squadra diversa. Napoli stop. Champions: Milan e Juve ringraziano i nerazzurri. Como, limiti e difetti di un grande calcio. Roma, Ranieri va licenziato

Inter, lo scudetto in tasca. E adesso cinque acquisti per dare a Chivu una squadra diversa. Napoli stop. Champions: Milan e Juve ringraziano i nerazzurri. Como, limiti e difetti di un grande calcio. Roma, Ranieri va licenziatoTUTTO mercato WEB
© foto di Federico De Luca
Oggi alle 00:01Editoriale
Enzo Bucchioni

L’Inter ha lo scudetto in tasca. Nove punti di vantaggio a sei giornate dalla fine e il calendario per amico, raccontano che la vittoria sul Como è un timbro più o meno definitivo sul primo titolo con Chivu in panchina. 
Una vittoria per certi versi incredibile, ma firmata da una grande squadra che sa cosa significa soffrire e rialzarsi, conosce il cinismo e il pragmatismo. A Como l’Inter è passata dal possibile tracollo al trionfo in una di quelle gare che ti spiegano molto bene quante sono le facce e le sfaccettature del calcio. La squadra di Fabregas ha dominato per quaranta minuti, è andata avanti di due gol, ne ha falliti altri. L’Inter sembrava in balia dell’avversario, ma è bastata una zampata di Thuram per buttare all’aria le idee e le certezze della banda di Fabregas. Non è la prima volta che il Como si piace troppo e smette di giocare, come se la partita fosse già chiusa prima del tempo. E così quattro gol all’andata e quattro al ritorno segnati alla miglior difesa del campionato, raccontano di un’Inter che ha qualità nei singoli e grande esperienza che valgono di più di un laboratorio calcistico straordinario, ma ancora giovane e imperfetto. La strada di Fabregas è quella giusta, bellissima, ma c’è ancora parecchio lavoro da fare nella concretezza, nella determinazione e nell’attenzione. Su questo terreno l’Inter è troppo più avanti e le due partite contro Roma e Como che avrebbero potuto far saltare in aria le gerarchie per lo scudetto, sono diventate invece il passaporto per la gloria. Cinque gol ai giallorossi, quattro ai lariani per di più senza Lautaro, dimostrano che l’appannamento dell’Inter c’è stato, ma non tale da poter diventare letale.
Lo scudetto è meritato per la continuità e la forza di una squadra che segna come le grandi d’Europa e in Italia ha un organico superiore. E’ stato bravo Chivu a centrare l’obiettivo al primo colpo, l’inesperienza s’è vista nei momenti di difficoltà, ma ha talento e può solo crescere. A questa Inter ora serve un profondo restyling con tanti pensionamenti, e almeno cinque-sei giocatori di livello, da Vicario in porta, a Palestra per l’esterno, due-tre difensori (uno è Muharemovic del Sassuolo, l’altro Gila, forse Ordonez), un fantasista e un attaccante che salti l’uomo, per passare allo schieramento a quattro in difesa e sostanzialmente al 4-3-3 o al 4-3-1-2 moduli che piacciono a Chivu. Le plusvalenze arriveranno da Bastoni, forse Dumfries e Thuram.


Il Napoli non si arrenderà per il carattere del suo allenatore, ma sapeva che per sperare avrebbe dovuto vincerle tutte e invece s’è fermato a Parma. Ma lo scudetto è evaporato ben prima, una quarantina di infortuni, alcuni gravi, hanno dilaniato una stagione. E con il caso Lukaku è mancata un’arma in attacco che avrebbe potuto essere decisiva in gare come quella di ieri. 
Milan e Juventus devono ringraziare l’impresa dei nerazzurri. Ovviamente in chiave Champions. La disastrosa sconfitta con l’Udinese è stata ammortizzata, ora con il Verona i rossoneri possono ripartire. Restano i clamorosi errori di Allegri (perchè cambiare modulo ora e per di più con Leao centravanti?) e il caso del portoghese che a fine anno dovrà essere risolto in un verso o nell’altro. Si profila una cessione.
La Juve ha capitalizzato al massimo la vittoria sull’Atalanta dove per la prima volta si sono visti il cinisco e la capacità di strappare comunque un risultato, qualità che Spalletti non era ancora riuscito a dare a questa squadra. E un passo caratteriale fondamentale nella crescita.
Chiudo con la Roma. L’uscita di Ranieri a gamba tesa su Gasperini, strana per un tipo diplomatico come l’ex allenatore, non ha portato conseguenze, ma i Friedkin sbagliano a non intervenire. La Roma spera ancora nella Champions e una mina come questa nello spogliatoio andava disinnescata subito licenziando immediatamente Ranieri per legittimare l’allenatore. Non c’è altra strada se si vuole tornare a sperare, a meno che non ci siano davvero dubbi sul lavoro e soprattutto sul carattere di Gasperini e si abbia voglia di ripartire un’altra volta da capo. 

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